Ma perchè avrebbe dovuto morire quella nefasta creatura? Non era esso forse frutto della giovinezza potente e della brutale vitalità? Non traeva il suo sostentamento dalle più pure sorgenti della vita? Perchè avrebbe dovuto morire? [pg!301] No, il bambino vivrebbe — vivrebbe per essere fonte di danni e di dolori, per portare vergogna e tristezza a tutti. Vivrebbe a ricordo eterno dell'oltraggio nemico, vivrebbe per tenere accesa eternamente la fiamma dell'odio nei loro cuori.

Chérie sentendo su di sè lo sguardo di Luisa si volse a lei con un rapido palpito di speranza.

All'anima sua sensibilissima non era sfuggito quel primo soffio passeggero di compassione e di tenerezza. Che Luisa volesse rivolgerle una parola di conforto e di pietà?... Che la vista del povero piccolo innocente le avesse finalmente toccato il cuore?

Ah, no! no! Ecco ancora negli occhi di lei quel lampo di risentimento, quel fiammeggiare terribile d'ira e di vergogna.

Abbassando ancor più il capo sul suo bambino, Chérie affrettò il passo e rientrò in casa.

[pg!302]

XXIV.

Dopo la partenza di Miss Elliot la casa sembrò più che mai deserta e malinconica. Luisa stava per lo più chiusa in camera sua e Chérie non parlava mai. Già, con chi avrebbe parlato? E di che cosa avrebbe parlato se non del suo bambino?

Altre mamme — rifletteva Chérie con amarezza — parlavano tutto il giorno dei loro bambini; anch'ella avrebbe voluto parlarne. Ma chi le avrebbe dato ascolto?

A chi poteva essa raccontare tutte le meraviglie che andava scoprendo di giorno in giorno nella sua creatura? A chi dire che nei sogni il piccino sorrideva sempre? (E questo, tutti lo sanno, significa che gli angeli gli vengono a parlare!) A chi mostrare la fossetta nel mento, le fossette nei gomiti, i morbidi riccioli d'oro chiaro, i piedini rosati come petali di eglantina? Luisa stessa di tutte queste meraviglie non sapeva nulla, nè Chérie osava parlargliene.