«Piccolo mio,» susurrò, «perchè non ci hanno lasciati morire tutt'e due in quel mattino di maggio, quando tu non eri ancora entrato nella vita ed io ero già così vicina alla morte? Perchè non ci hanno lasciati sparire, dileguare nell'eterna pace, te ed io insieme, lontani da queste tristezze e da queste pene?»

Ma il bambino dormiva sorridendo agli angeli.

E poichè era tardi, ed era l'ora di metterlo nella culla, ella si levò e con passo leggiero e colla guancia appoggiata al piccolo capo biondo, se lo portò nella stanza vicina, allontanando col gomito, nel passare, la tenda rossa che pendeva sull'uscio.

«Ninna-nanna,» mormorò mettendolo nella culla.

E mentre così faceva si trovò d'improvviso a rammentare, senza una ragione, la sera del suo compleanno; le veniva in mente — chissà perchè? — la danza con Jeannette, Cricri, Cecilia....

Questo ricordo correva come un filo luminoso [pg!315] e sconnesso tra mezzo ai suoi foschi pensieri. Come mai le ritornava alla mente in quest'ora? Perchè mai riviveva così d'un tratto quella breve ora felice che aveva preceduto la catastrofe immane, lo scoppio della procella che l'aveva travolta e ruinata?

Le fanciullesche parole di quella vecchia canzonetta, ecco, le tornavano alla mente.

«Sur le pont

«D'Avignon

«On y danse

«Tout en rond.»

Chérie sostò; un brivido la percorse. C'era una ragione per quel ricordo. Qualcuno nella strada fischiettava quella melodia.

Gli occhi le si riempirono di lagrime per i ricordi che quel puerile motivo le rievocava in cuore.