«Ed è questo» — gridò sdegnato — «questo che tu trovi a dirmi, quando ritorno a te scampato dagli artigli della morte? Questo, questo tutto il tuo pensiero mentre la nostra patria sanguina, straziata dagli immondi bruti che vi hanno violate entrambe? Ah, maledizione su loro — maledizione eterna su loro e sulla creatura —»
«No!» con uno strillo ell'era balzata in piedi e gli copriva la bocca colle mani. «Noi no! Non maledirlo!... Non maledirlo anche tu quel bambino — che nessuno mai ha benedetto!»
«In nome del Belgio,» tuonò forsennato Florian, [pg!328] «in nome delle donne del Belgio violentate e straziate, in nome dei loro figli torturati, dei loro uomini trucidati — io maledico la creatura a cui tu hai dato la vita. In nome dei nostri cuori lacerati, in nome delle nostre città incendiate, dei nostri focolari distrutti, dei nostri altari abbattuti e profanati — lo maledico, lo maledico! Nei nomi sacrosanti di Louvain, di Lierre, di Mortsel, di Waehlen, di Herselt —»
I nomi sacri al martirio e alle fiamme gli sgorgavano dalle labbra accrescendo la furia del suo cuore. La donna gemeva, coprendosi gli orecchi per non udire, per non udire quei nomi tragici e famigliari — il rosario di fuoco e di strazio del Belgio.
Stringendosi il capo fra le mani, ella piangeva: «Che Iddio non ti ascolti! Che Iddio non ti ascolti!»
Ma egli alzava la voce fremente nell'atroce litania: «E Malines, e Fleron, e Notre Dame, e Rosbeck, e Muysen —»
D'improvviso ristette. Un suono — un suono gli aveva colpito l'orecchio. Che cos'era?
Era un breve grido — il breve, fievole grido d'un neonato.
L'uomo ristette immobile, come impietrito. Gli occhi iniettati di sangue parevano uscirgli [pg!329] dall'orbita tanto si fissavano ardenti sulla porta drappeggiata di rosso, donde era venuta quella voce.
Chérie, cieca di terrore, gli si gettò ai piedi gemendo, abbracciandogli i ginocchi. «Pietà! Abbi pietà! Uccidimi — ma non far male a lui!»