E sempre Florian restava immobile, come impietrito, cogli occhi fissi sulla porta donde era uscito quel suono. Le disperate parole di lei, il suo pianto di terrore, non giungevano al suo orecchio. Egli non udiva che un suono, non udiva che quel grido querulo — il pianto del bambino. Vincendo i lamenti della donna, vincendo il frastuono dell'inno nemico che ancora frangeva l'aria, vincendo il tuono delle armi e il fragore della guerra, ecco saliva dalla terra questo acuto grido di vita — il pianto dell'umanità.
E questo pianto gli entrò nel cuore come una spada. Gli pareva che in esso fosse tutta la desolazione e il dolore del mondo. Pareva dire tutta la tristezza, tutta l'inutilità irrimediabile d'ogni cosa.
Sdegno, ira e furore gli caddero dall'animo come cose morte. E il bisogno di vendetta e la bramosia d'uccidere — tutto si spense in lui, lasciandogli il cuore silenzioso e vuoto.
La disperata donna che si aggrappava a lui [pg!330] vide i fieri occhi velarsi, vide la feroce bocca tremare. Nel lungo silenzio che seguì ella comprese che più nulla aveva da temere. E più nulla da sperare.
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L'uomo si scosse alfine. «Povera Chérie!» disse. «Povera, povera Chérie!»
La sollevò da terra; prese tra le due mani quel viso pallido e disfatto; e lungamente la guardò negli occhi: «Povera Chérie! Che ne sarà di te?»
Chérie non rispose. Fissava su lui quegli occhi di pianto, senza pensiero, senza comprensione, senza speranza.
«Dimmi addio, Chérie, dimmi addio. E che i nostri Santi ti proteggano.»
«Ah, dove vai? Dove vai?» singhiozzò lei. «Perchè mi lasci?... Mio Dio!... Che cosa vuoi fare?»