[pg!332] Chérie era sola.
Il suo bambino piangeva ancora....
Allora, mansueta, ella si levò e andò a lui.
Ed umilmente riprese il suo posto — il posto della donna — accanto alla culla.
[pg!333]
XXVII
Gli squilli di tromba che ingiungevano agli abitanti di Bomal di rientrare nelle loro case echeggiavano già, mentre ancora Luisa si affrettava traverso le vie del paese, ormai deserte e buie. Teneva stretta nella sua la fredda manina di Mirella, e le parlava a voce bassa, concitata, come se la fanciulletta potesse comprenderla.
«Vedrai, vedrai, Mirella, ora quando entri in casa tua, ti ricorderai di tutto. Appena avrai varcato quella soglia, ecco, vedrò sorgere nei tuoi occhi il ricordo, come un'aurora improvvisa. Allora li volgerai a me, trasognata forse, come chi si sveglia da un lungo sonno, come chi ritorna da un lungo viaggio. E schiuderai le labbra alla parola.»
«Ah! Quale sarà la tua prima parola, Mirella? Forse quella più dolce di tutte, quella parola [pg!334] che tu sola mi puoi dire?... E colla parola ritroverai le altre due soavi cose perdute: il sorriso e il pianto. Come reggerà il mio cuore, Mirella, quando ti vedrò sorridermi colle lagrime negli occhi?....»
«La tua piccola anima, Mirella, ch'era volata via, volata via come una rondinella spaventata dalle infamie degli uomini, stasera tornerà quaggiù. Mirella, Mirella, io so, io sento che questa sera riudrò la tua voce.»