E Luisa affrettava il passo traendo con sè la bimba silenziosa.

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(In quell'ora, sopra i lontani monti delle Ardenne, sorse la grande fulgida luna di maggio).

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Arrivando davanti alla casa Luisa si accorse con sorpresa che il cancello del cortile era aperto. Chi mai poteva essere entrato o uscito durante la sua assenza? Alzò gli occhi alle finestre: erano aperte, ma buie. Il senso di timore, quasi di panico che non le era mai lontano dal cuore dacchè era ritornata nel Belgio, la riafferrò come una mano di ghiaccio.

Era forse accaduto qualche cosa? Perchè Chérie [pg!335] non aveva acceso i lumi? E chi mai aveva lasciato aperto il cancello?

Ma subito il pensiero di Mirella, la folle speranza della sua guarigione — divenuta improvvisamente quasi una delirante certezza — le rifiammeggiò nel cuore, ed ogni altra cosa fu scordata. Era sola nel mondo, sola con Mirella.....

Tenendo gli occhi fissi su quel piccolo viso immoto, essa guidò i passi della bambina oltre il cancello, e dentro al cortile, e traverso l'erbosa spianata percorsa le mille volte dai piedini saltellanti della bimba ne' suoi giocondi anni infantili.

Ma sul calmo volto di Mirella non un fremito passò; non una favilla si accese negli occhi sognanti; e con un singulto Luisa strinse più forte quella piccola mano inerte traendola rapidamente verso il portone di casa.

Anche questo era socchiuso come se qualcuno l'avesse lasciato così, nella fretta, immemore degli ordini severi che volevano dopo il tramonto tutte le porte chiuse.