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All'orologio della vecchia chiesa di Bomal scoccarono le undici.

Sveglia nel suo letto, al buio, Luisa contò i lenti rintocchi. Le onde sonore si spensero e di nuovo nella camera silenziosa non si udì che il lieve respiro di Mirella. Luisa ascoltò quell'alito leggero e regolare. Poi pensò a Claudio, e pregò Dio che lo salvasse da ogni male. Ma per il suo ritorno non pregò.

Esausta dalle emozioni, alfine si assopì.

Ma Mirella non dormiva. Nonostante il suo respiro tranquillo e regolare, i suoi occhi erano aperti. Immobile nel buio ella ascoltava qualcosa che lentamente si svegliava in lei: la Memoria.

.... L'orologio della chiesa battè le undici e mezza. Luisa dormiva col respiro singhiozzante, spasmodico di chi ha molto pianto prima di addormentarsi.

[pg!341] La stanza era completamente buia, le imposte chiuse, le tende calate. Silenziosa e sicura come una sonnambula Mirella scese dal letto e traversò, lieve fantasma bianco, la camera.

Trovò l'uscio, l'aprì silenziosamente, percorse il corridoio e scese la scala — i passi dei piedini ignudi cadevano sul tappeto con la leggerezza di petali di fiore....

Dove andava? Quale pensiero la guidava così per la casa oscura e silenziosa?

Il ricordo! — Il ricordo della porta drappeggiata di rosso.