Null'altro vedevano i suoi occhi ossessionati, null'altro ricordava il suo spirito allucinato — nulla se non quella tenda rossa calata sopra una porta chiusa. Doveva rivederla.... rivederla.... ricordarsi perchè, come, quando l'aveva già veduta. Sì, bisognava rivederla.... E se quella porta si apriva — A quel pensiero il terrore indefinito in cuore di Mirella raggiungeva il parossismo — perchè sapeva, sentiva che se quella porta si apriva ella sarebbe morta.
Così, come sospinta da una forza irresistibile, ella giunse all'ultimo breve tratto di scala — i quattro larghi gradini costeggiati dalla ringhiera di ferro — e qui si soffermò trasecolante.
Anche nel buio sapeva dov'era quella porta. [pg!342] Era là, di faccia a lei — nera sul nero sfondo dell'oscurità.
Colle mani strette dietro la schiena, si addossò convulsa alla ringhiera.
E rimase così, nella positura identica del suo passato martirio; le pareva di essere legata, le pareva di dover restar per sempre immobile, cogli occhi fissi nel buio, verso quella porta — quella terribile porta dalla tenda rossa....
. . . . .
Accasciata per terra accanto alla culla, col viso tra le mani, Chérie aveva udito scoccare le undici ore; poi il quarto, poi la mezza.
Per lei tutto era finito. La sua decisione era presa. Ora che aveva riveduto Florian non c'era altro da aspettare. Nulla più, nè gioia nè speranza, poteva venirle dalla vita.
Che cosa avrebbero fatto al mondo lei e il suo bambino? Nessuno aveva bisogno di loro. Nessuno desiderava mai di vederli, di parlare con loro; tutti li sfuggivano; tutti li disprezzavano. Neppure Luisa aveva voluto invocare su di lui una benedizione. No, era un bambino esecrato e maledetto; era uno sventurato che portava sventura.
[pg!343] Chérie si levò in piedi e s'appressò alla finestra — la finestra tonda come quella della cabina d'una nave — e la spalancò. La luce lunare piovve per entro la stanza innondandola d'un effuso, latteo chiarore.