«Luna, addio!» disse Chérie. «Addio, notte. Addio, cielo. Addio, tutto!»

Poi si volse e tornò presso la culla. Si chinò e sollevò tra le braccia il bambino che dormiva.

Come era tepido e tenero e piccolino! Non bisognava che prendesse freddo — pensò istintivamente — e si guardò intorno cercando qualcosa con cui coprirlo. Prese dal cassetto una grande sciarpa di seta celeste, e l'avvolse intorno a sè ed al piccino: faceva fresco fuori in quella bianca chiarità lunare, e dovevano andare lontano.... bisognava passare il ponte sull'Ourthe e scendere per l'altra riva del fiume, attraversando tutta quell'erba alta e umida intorno al vecchio mulino....

Più in là vi era un posto dove la sponda scendeva meno ripida e la corrente era più forte; ivi, chiudendo gli occhi e affidandosi a Gesù, sarebbe entrata, correndo, nell'acqua....

Le pareva già d'esserci, tanto sentiva vivida l'impressione che ne avrebbe avuto. Tante volte a Westende l'anno scorso era corsa così dentro [pg!344] alle fresche onde increspate del mare.... Assai bene se ne ricordava.

E adesso sentirebbe, come allora, l'acqua fredda cingerle le caviglie, le ginocchia... poi quel fresco e forte abbraccio le salirebbe alla cintola, mozzandole il respiro... poi al petto... poi alla gola....

Allora ella avrebbe stretto a sè con maggior passione e maggior forza il suo bambino, gli avrebbe posata la bocca sulla bocca per non sentirlo piangere, e coll'ultimo alito avrebbe bevuto il dolce respiro di quella piccola bocca, socchiusa sempre ai baci, fragrante d'erbe e di violette....

Alzò di nuovo lo sguardo alla finestra ogivale. «Addio!» disse ancora una volta al cielo, alla terra, alla vita. Poi risoluta volse le spalle a quel cerchio di bianca luminosità.

Si avvolse meglio nella lunga sciarpa azzurra, coprendosene il capo e le spalle, incrociandosela sul petto ed avvolgendo nelle pieghe cerule anche il bambino, che le posava ancor dormente al seno.

Poscia, pianamente, aprì la porta. Davanti a lei scendeva a lunghe pieghe la portiera rossa, ed essa la scostò col braccio facendola correre indietro sugli anelli. Dalla finestra rotonda dietro [pg!345] al suo capo si proiettava su lei un fascio d'argentee lucentezze.