«Parlate tedesco, l'ho già detto a tutt'e due. Oggi è il vostro giorno di tedesco,» ammonì Frida, sciogliendo con lentezza il groviglio di nodi, mentre Mirella pestava i piedi per l'impazienza.
[pg!2] Indi ritta in sottana e copribusto davanti allo specchio la governante si tolse d'in cima al capo ciò che le ragazze chiamavano il suo «Wurst.» Nello specchio scorse Chérie che si avviava verso la porta, e la richiamò, severa:
«Chérie! voi non andrete per la strada senza calze e senza cappello!»
«Ma Frida, che storie! A Westende tutti vanno al bagno così.» E Chérie levò in aria la rosea gamba ben tornita sventolandola davanti ad Amour per farlo abbaiare.
«Non importa come vanno gli altri. Voi non andrete così;» disse Frida Rothenstein, e spazzolò il suo bruno e lucido «Wurst» prima di appenderlo accuratamente alla cornice dello specchio.
«Allora, cosa siamo venuti qui a fare?» disse Chérie imbronciata, lasciando cadere Amour e dandogli un piccolo calcio col piede nudo. Amour, offeso, si ritrasse sotto al letto.
«Siamo venute qui», sentenziò con teutonica pesantezza Frida, «per godere delle salubri gioie del mare, e non già per esporre sulle pubbliche vie le nostre gambe denudate».
Mirella diede in uno scoppio di riso, e a quel suono rassicurante Amour tornò fuori da sotto al letto e ricominciò ad abbaiare.
[pg!3] Chérie stringendosi nelle spalle traversò la stanza e andò alla sedia dove aveva gettato in tutta fretta le sue vesti. «Se metto i sandali, mi pare che basterà.»
«No, non basta. Sandali e calze», disse Frida. «E cappello», soggiunse, lanciando un'occhiata severa a quella leggiadra testa china, da cui pendevano in lunghi ondeggiamenti le chiome fulvo-dorate.