[pg!57] «Fritz?» esclamò Luisa, tremando. E subito gli narrò la scena avvenuta la sera prima, ed anche gli impressionanti eventi della gita a Roche-à-Frêne.
Florian l'ascoltò con viso fosco, stringendo i pugni. Quindi riprese a camminare in su e in giù per la stanza. «Basta,» disse finalmente con voce rauca. «Per gli errori passati non c'è rimedio.» Poi si fermò davanti a Luisa. «Avete promesso d'essere coraggiosa. Adesso ascoltate ciò che vi dico — ed obbeditemi.»
Le diede istruzioni brevi e precise. Raccogliessero subito le poche cose di maggior valore che possedevano e lasciassero Bomal la mattina seguente alla prim'ora. Si recassero a Bruxelles, per la via di Marche e Namur — non per la via di Liegi. «Rammentatevi!» ripetè Florian, «non dovete passare per Liegi.» Nel caso che non vi fossero treni, dovevano noleggiare una carrozza o un carro — qualsiasi veicolo potessero trovare; e se non potevano trovar nulla andassero a piedi fino a Huy e di là a Namur come meglio potevano.
«Avete capito?»
Sì, Luisa aveva capito.
«E perchè non partire adesso — questa sera stessa?» suggerì Florian. «Potreste arrivare a Tervagne stanotte, se attraversate i boschi....»
[pg!58] «Stanotte!... Attraversare i boschi!...»
Luisa parve così terrorizzata a quelle parole ch'egli non osò insistere. D'altra parte, egli riflettè, potrebbe darsi che anche i boschi, stanotte, fossero già percorsi da drappelli di Ulani. No; meglio partire all'alba. Alle tre o le quattro del mattino.
«E' inteso?»
Sì; era inteso.