«E....» chiese la tremante Luisa, «che cosa faremo di Frida?»

«Non ve ne fidate!» esclamò Florian. «Tuttavia conducetela con voi se vuol venire. Se no, lasciatela stare. — Oh! e tenete chiuse le porte! Tutte le porte. Chiuse a chiave e a catenaccio.»

«Sì.» Luisa tremava da capo a piedi come una foglia al soffio della bufera.

«Avete denaro?»

Sì, sì, ne avevano del denaro.

«Sta bene. E adesso,» disse Florian — l'orologio al suo polso l'avvertiva che venti dei quaranta minuti erano già passati — «adesso voglio parlare con Chérie.»

«Vado a chiamarla,» disse Luisa, e si mosse trepidante. Quando fu alla porta si volse e l'interrogò cogli occhi smarriti. «Che cosa devo [pg!59] dire a quelle bimbe?... Devo avvisarle del pericolo che ci sovrasta?»

«Subito — ma subito!» gridò Florian; «e mandatele a casa immediatamente.»

«Mio Dio! Mio Dio! Pietà di noi!» singhiozzò Luisa. «E Mirella — cosa farà? Avrà paura — piangerà...»

«Ma no, ma no. La piccola Mirella è coraggiosa più di noi,» disse Florian. Poi, come Luisa singhiozzava ancora andò da lei e le mise il braccio attorno alle esili spalle. «Su! coraggio, mia piccola madrina,» e si piegò sopra di lei con tenerezza fraterna a baciarle la guancia pallida.