Mirella diede un pizzicotto a sua madre. «Taci, mamma! Non dirlo.»
L'ufficiale l'udì e rise. Presala per un braccio l'allontanò dolcemente dal fianco di sua madre.
«Ma guarda, guarda!» disse, sempre ridendo, «come siamo furbe e diplomatiche!» E stringendole forte il piccolo braccio la fece indietreggiare traverso tutta la stanza; indi, dandole una lieve spinta la lasciò, e rivolse di nuovo la sua attenzione alle altre due.
Luisa, che si era lanciata in soccorso di Mirella ristette pallidissima, mentre dal fondo della stanza Mirella, incolume e indoma, la rassicurava cacciando fuori la lingua dietro le spalle del nemico, in segno di sfida e di disprezzo.
Von Wedel fissava di nuovo Chérie, e sotto [pg!79] l'insolente insistenza di quello sguardo essa tremò come una fiammella al vento.
«Perchè tremate?» chiese egli. «Avete paura di me?»
«Sì,» mormorò la fanciulla, chinando il capo.
Egli rise. «Perchè? Non sono una belva feroce. Ho forse l'aria di una belva feroce?» E le andò più vicino.
Luisa con un passo si pose davanti a Chérie. «Mia cognata, signore, è molto giovane, e non è avvezza alle attenzioni degli estranei.»
«Buona donna,» replicò Von Wedel con tranquilla insolenza, «andate un po' a prendermi delle sigarette.».