E siccome Luisa lo fissava, sbigottita e immobile, egli alzò alquanto la voce. «Sigarette, ho detto. Preferibilmente turche. Vostro marito certo ne avrà. Su! movetevi, buona donna. Eins, zwei, drei — marsch!»

Per un attimo Luisa esitò; indi si volse e lasciò la stanza; Mirella correndo la seguì.

Anche Chérie si lanciò per seguirle, ma Von Wedel con un balzo le fu accanto e le afferrò il braccio.

«Halt, halt!» fece ridendo. «Voi starete qui, colombella; starete qui a discorrere con me.»

La fanciulla arrossì, impallidì e tremò.

[pg!80] «Che colombella timida,» disse Von Wedel curvandosi sopra di lei. «E come vi chiamate?»

«Chérie,» rispose essa, a voce così bassa che quasi non si udiva.

«Come, come? Chéri? E' a me che lo dici? Altrettanto a te, caruccia mia!»

E Von Wedel sedette sopra un angolo della tavola chinandosi vicinissimo a lei. «Ma di che cosa hai paura? E di chi hai paura?... Del capitano Fischer?... Di me?... Dei soldati?...»

«Di tutti,» mormorò Chérie.