Vi fu un istante di silenzio, indi Chérie facendo un rapido passo verso la porta, disse: «Vado a prendere il cognac.»
«Vengo anch'io,» esclamò Mirella.
«No, no, no, no!» rise Von Wedel afferrandole, ciascuna per un braccio. «Voialtre volete scappare! Conosco le vostre malizie. Niente affatto. La viperetta starà qui. E la colombella» — si chinò col viso vicinissimo a quello di Chérie — «la colombella verrà con me a farmi vedere dove si trova il cognac e lo champagne.»
«No! No! voglio venire anch'io!» strillò Mirella avviticchiandosi al braccio di Chérie.
[pg!90] «Tuoni e fulmini!» vociò Von Wedel, «che piccolo scorpione! Qui, Glotz! tienla un po' ferma — o meglio portala via, che mi dà sui nervi!»
A queste parole Luisa smise di lavare la ferita del capitano, e scoppiò in pianto.
Glotz che stava seduto a tavola mangiando tranquillamente, si alzò, asciugandosi la bocca in una delle serviette di carta velina. «So io dov'è la cantina,» disse. «Ci sono passato nella ronda col signor capitano. Se il signor capitano permette andrò io stesso a cercare il cognac.»
Von Wedel lo guardò sdegnato. «Cosa t'immischi, idiota?»
Ma Glotz uscì rapido dalla stanza, senza badare a Von Wedel che lo ingiuriava sommesso.
Luisa frattanto singhiozzava ancora. Invano il capitano le accarezzò la guancia dicendole che a Mirella nessuno avrebbe fatto nulla; essa continuò a piangere amaramente, disperatamente, mentre gli fasciava il braccio.