Indi si guardò intorno, incerto dove posarla. Finalmente tirò a se una poltrona di damasco e vi depose la catinella d'acqua. «So gut,» disse. «E qui, cosa abbiamo?»
Tolse di mano a Luisa la piccola fiala di sublimato e ne lesse l'etichetta. — «Perclorato di mercurio — grammi 1. — Benissimo.»
Aprì la boccetta; fece cadere sul palmo della mano una delle pastiglie di color rosa vivo, e la gettò nell'acqua.
«Ed ora, bella signora, volete aiutarmi? Volete lavare la ferita del nemico? Del nemico... ammiratore?»
Denudò l'avambraccio e si rimise sul divano, facendo posto accanto a sè per Luisa. Ma quando tentò di trarsela al fianco essa si svincolò e volle rimanere in piedi davanti a lui.
«Ah! la belle Dame sans Merci!» citò ridendo il capitano.
Luisa aveva immerso il cotone nell'acqua e si chinava a lavare leggermente il braccio ferito, allorchè la piccola Mirella entrò portando in mano un paio di pantofole di suo padre.
Ristette sbigottita sulla porta vedendo sua [pg!89] madre, curva sopra il braccio di quell'uomo. Il piccolo viso le si fece di fiamma. Gettando per terra le pantofole corse a rifugiarsi nell'angolo accanto a Chérie, e le nascose la faccia in seno.
«Toh! Toh! la viperetta!» esclamò Von Wedel con una grossa risata, prendendo un altro sandwich. «E da bere cosa ci date? Non questi sciroppi, spero?» additando con disgusto l'aranciata e la granatina. «Vogliamo dello champagne! Eh, Glotz? Cosa ne dici? Piper Heidsieck, Extra Dry.»
«E del cognac,» aggiunse Fischer che stava esaminandosi il braccio. «Questa graffiatura mi fa maledettamente male.»