Dopo qualche istante di dolorosa riflessione Miss Julia ritraversò il giardino colla fronte pensosa e l'animo turbato. Ma come! Nè lei [pg!111] nè sua sorella si erano mai preoccupate del passato di Miss Lorena Marshall. Era prudente questo?

Miss Marshall a vero dire non evocava per nulla l'idea di un passato; tanto meno di un passato esotico, che alla mente di Miss Julia e di Miss Jane si associava vagamente a un terribile libro intitolato — «Pour lire au bain» — che era loro capitato in mano, ed a certi lochi infernali chiamati Bullier e Tabarin.

No; il pudico cappellino nero, correttamente assiso sulla capigliatura color pepe e sale di Miss Marshall non mostrava invero la più lontana parentela con quei folli «petits bonnets» che si buttano al disopra dei mulini in un momento di giovanile ebbrezza. Le sue solide scarpe a tacco basso e punta quadra respingevano risolutamente ogni idea che il piede così giudiziosamente calzato avesse potuto un tempo scendere danzando la fiorita china del peccato.

«Secondo me, è una malvagia e crudele calunnia,» mormorò Miss Julia; e appena fu sola con la sorella gliene parlò.

Anche Miss Jane respinse sdegnata l'ingiuriosa insinuazione, e quando nella serata il Reverendo Smyth, curato di Pinner, venne per discutere con loro i preparativi di un imminente [pg!112] concerto di beneficenza, le due sorelle confidenzialmente chiesero la sua opinione. Da quanto tempo conosceva egli Miss Marshall? Ne aveva udito parlare prima ch'essa venisse a Pinner? Gli pareva possibile ch'ella avesse un passato? Un passato.... continentale?

Il giovane Reverendo sorrise, e disse che secondo lui tale sospetto era ridicolo e poco caritatevole.

«Lei dirà, caro Mr. Smyth,» disse Miss Jane, «che mia sorella ed io siamo due zitellone noiose, dalle idee ristrette —» il curato fece un gesto di cortese protesta.

«Già; bisogna compatirci. Siamo zitellone noiose dalle idee ristrette,» ripetè Miss Julia.

Era questa una frase prediletta dalle due signorine Corry; la dicevano ad ogni istante — un po' per farsi contraddire e un po' per una specie d'umiltà che sta assai vicina all'orgoglio. Non era già un segno d'indubbia superiorità il riconoscersi dei difetti? E poi questa «ristrettezza d'idee», non è quasi sinonimo di «nobiltà d'idee,» quando significa il giusto aborrimento d'ogni volgarità e sconvenienza?

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