«Ma è precisamente Rachmaninoff, angelo di un papà,» rise Eva aprendo il magnifico Erard.
Giorgio le si avvicinò e si chinò a dirle qualche cosa sottovoce.
«Sì! sì!» esclamò Eva. «Dillo alla mamma.»
[pg!132] «Diglielo tu,» fece Giorgio; e tornò in sala da pranzo a sedere accanto a suo padre, accendendo una sigaretta.
La signora Whitaker si fece un poco pregare; ma Eva, che sapeva essere molto carezzevole e persuasiva ottenne il consenso chiesto.
Uscì correndo dalla stanza, e ritornò quasi subito conducendo seco le tre figure nero-vestite; e poichè queste ristavano esitanti sulla soglia, essa infilò amichevolmente il suo braccio sotto quello della riluttante «Chérie.»
«Avanti, avanti! Venné!»
E i tre fantasmi entrarono.
Parevano fantasmi davvero con quei tre visi pallidi, quegli occhi fissi, e l'andatura a scatti come sonnambule.
Sedettero mute, in fila, lungo il muro. Eva andò al pianoforte e suonò.