«Si può sapere chi t'ha detto il suo nome?» chiese severamente la signora Whitaker posando in grembo il lavoro e fissando gli occhi inquisitori sul figliolo.

«Me l'ha detto lei,» rispose questi, senza scomporsi.

«Te l'ha detto lei?» ripetè sua madre. «Io non sapevo che tu facessi della conversazione con quelle donne.»

[pg!131] «Non ho fatto conversazione. L'ho incontrata in giardino, l'ho fermata e le ho chiesto: «Come vi chiamate?» E lei mi ha risposto «Chérie.» Ecco tutto.»

«Un nome curioso,» osservò il babbo.

«Caro Anselmo; la questione non è lì —»

Ma Anselmo non seppe mai la questione dove fosse, perchè il sonoro appello del gong li mandò tutti nelle loro camere a vestirsi per il pranzo.

Quella sera, dopo il pranzo, Eva andò come di consueto nel salotto attiguo e aprì il pianoforte; suo padre, in poltrona in sala da pranzo colle doppie porte aperte, la vedeva e ne udiva la musica mentre gustava tranquillamente il suo bicchiere di Porto e la sua pipa.

«Che cosa ti suono stasera, papà? — Rachmaninoff?»

«No. Quello che hai suonato ieri,» disse il signor Whitaker accomodandosi meglio nella poltrona, mentre il domestico sparecchiava silenziosamente la tavola.