Vi fu un breve silenzio.
«Non ti nascondo,» disse suo marito, «che a me sembra un istinto egoista e crudele.»
Ella si alzò in piedi e di nuovo una vampa dolorosa le salì alla fronte.
«Dovremo dunque sacrificare la purezza d'animo di nostra figlia a queste estranee? Immolare a loro la sua ignoranza del male? E' possibile che sia nostro dovere incoraggiare dei rapporti che potrebbero strappare dai suoi occhi il candido velo dell'innocenza?»
«Non lo so,» rispose grave il signor Whitaker. «Mi pare che qui ci troviamo di faccia ad uno dei mille problemi creati dalla guerra. Un problema minore se si vuole, ma tuttavia un problema. Secondo me, una ragazza che oggi è chiamata a curare i feriti — i feriti nel corpo e nell'anima — non può più vivere nella bella e puerile ignoranza d'una volta... La vera carità non può essere cieca. Per poter compatire [pg!137] le miserie umane bisogna conoscerle.» E come, con un gesto di dolore, sua moglie protestava, «Teresa,» continuò, «è questo un altro sacrificio che noi genitori dobbiamo portare in olocausto alla guerra. Dobbiamo dare non soltanto la vita dei nostri ragazzi — ma, se ci viene richiesta, anche la santa innocenza delle nostre figlie.»
«E' crudele, è crudele!» esclamò la signora Whitaker.
«Sì. La guerra è crudele. E la vita è crudele. Ma non aggiungiamo, tu ed io, altre crudeltà alle umane tristezze!» Egli le posò una mano affettuosa sulla spalla. «Se per poter fare il bene, nostra figlia deve conoscere il male — così sia. Muoia l'incoscienza nel suo cuore, purchè vi nasca qualche cosa di più nobile — la pietà.»
Vi fu un altro silenzio; un lungo silenzio.
Indi la signora Whitaker prese la mano di suo marito, e la baciò.
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