«Non vorrei disturbarvi,» balbettò Eva sulla soglia. «Venivo per restare un pochino con voi.»

La seconda, quella che capiva l'inglese, si fece subito innanzi con un pallido sorriso riconoscente.

«Grazie, signorina, ne saremo felici.» Ed Eva entrò e chiuse la porta.

[pg!140] Vi fu un silenzio; poi Eva, con gesto timido e rigidetto, stese la mano alla maggiore: «Non pianga!» disse.

Ah! Come queste parole aprono il varco alle lacrime! Benchè pronunciate in una lingua a lei straniera, la dolorante donna le comprese e il fiotto di pianto risgorgò.

«Lulù! Lulù! Ne pleure pas,» scongiurò l'altra; e volgendosi ad Eva spiegò:

«E' per la sua bambina che piange — la sua bambina che non vuole più parlarle.»

Eva si sentì stringere il cuore. «E' proprio muta?» chiese a bassa voce, contemplando quel visino, serafico e scolorito come un pallido affresco di Frate Angelico.

«Non sappiamo. Non si riesce a capire.... E' da più di un mese che non ha mai sorriso e non ha mai parlato.» La dolce voce della giovinetta ruppe in un singhiozzo. «Sembra che non ci oda, che non ci riconosca....» S'avvicinò alla bambina, e ne carezzò il sottile volto: «Mireille, petite Mireille! dis bonsoir à la jolie dame!»

Ma Mirella rimase muta, tenendo fissi gli occhi in qualche cosa che nessun altro vedeva.