— C'entra per dirti che Ottaviano valeva meno di Cesare.

— Ma divenne Augusto; — osservò il Manfredi.

— Per decreto del Senato; — replicò prontamente quella birichina; — ma si troverà oggi il Senato per far la proposta? Io credo di no, tanto più che vedo il signor senatore un po' inquieto.

— Di' pure impacciato e scontento; — riprese il Manfredi. — Già, vedo che Ottaviano ti piace poco. Io, poi, che avevo dato licenza a Cesare di parlarti per lui, oggi, dopo una certa lettera che ho ricevuto....

— Anonima? — interruppe Gabriella.

— Che ne sai tu? — disse Manfredi, rizzando la testa e ficcando gli occhi addosso alla figliuola.

— Indovino; — rispose Gabriella. — Siccome ne ho una anch'io!

— Anche a te hanno scritto?

— Non a me, veramente, che non l'avrei ricevuta senza il tuo consenso, ma a Carolina, che ne è rimasta tutta sconcertata. “Veda un po', signorina (mi ha detto), che cosa mi scrivono; io non ne capisco nulla.„

— E dice, la lettera?