— O come?... — gridò a sua volta il Manfredi, guardando con aria di stupore la sua bella figliuola, quel fiore a mala pena sbocciato. — E pensavi davvero che potesse trattarsi di lui?

— Eh, senti.... Ora mi fai arrossire della mia.... leggerezza. Ho fatto male a pensare una cosa simile?

— No, no, no; — rispose il senatore, con una progressione ascendente di tono. — Gabriella mia, tu sei più bambina che io non ti credessi, o più vecchia. Si tratta, come ora spero che avrai capito, del nipote di Cesare.

— Ah! — disse Gabriella. — Il signor Cesare deve parlarmi.... di suo nipote? —

E accompagnò le parole con un cenno del capo, tra cerimonioso e ironico, che era una delizia a vederlo.

— Volevi... dunque, volevi proprio che ti parlasse di sè? Un uomo maturo come lui?

— Non me lo sembra; — rispose Gabriella. — Del resto, hai detto poc'anzi che anch'io sono più vecchia che tu non credessi.

— O più bambina; — soggiunse il Manfredi. — La cosa restava un po' dubbia.

— Ebbene, babbo, la si decida, come dicono a Firenze. Per me, scelgo di esser più vecchia. Osservo molto, sai; e osservando ho anche riconosciuto che i giovani... siete voi altri. So anche abbastanza di storia antica, e tra zio e nipote...

— Oh, sì, vediamo come c'entra la storia antica fra Cesare e suo nipote.