— Una risoluzione! — esclamò Gabriella. — Io? E quale?
— Eh, per esempio... di sposare il signor Valenti. —
Al colpo inatteso Gabriella si scosse, e guardò in viso l'amica, ricorrendo involontariamente col pensiero alla lettera anonima ricevuta dalla sua cameriera. Sotto quelle parole sentì palpitare il dramma, la candida ma non affatto inesperta fanciulla, e imparò presto a dissimulare.
— Ecco un'altra novità; — diss'ella, volgendo in un sorriso il suo atto di stupore. — E donde ti viene quest'altra?
— È la voce che corre; — rispose la contessa; — si dice anzi che lo zio è venuto a bella posta in Roma, per fare a tuo padre la domanda formale. Che c'è di vero?
— Una cosa sola, a quanto pare: la venuta di uno zio.
— Ma egli farà la domanda. Me lo ha detto anche Pompeo.
— Di bene in meglio; — ripigliò Gabriella. — Ecco uno zio che fa una diplomazia molto strana. Tutti sanno già che cosa è venuto a fare, ed io non ne so nulla ancora.
— Lo saprà il senatore tuo padre.
— Il senatore mio padre, — replicò Gabriella, confettando di un altro sorriso la severità della risposta, — non fa mai nulla senza consultare sua figlia; tranne, s'intende, le leggi dello Stato e le operazioni del suo banco.