— Perchè? La guerra suppone la tregua, ed anche i trattati di pace. Dopo ciò che è avvenuto stamane, credevo sinceramente alla pace. Non dovrei vantarmi, contessa, ma ella mi costringe a rammentarle che l'ho salvata, stamane.

— Doveva lasciarmi perdere; sarebbe stato meglio; — ribattè la contessa, con accento sdegnoso. — Sappia, Gonzaga, che queste nozze io non le voglio... non le voglio, ha capito? Si volga altrove, quell'uomo, non alla signorina Manfredi.

— Calma, signora! Sarà quello che il destino vorrà, — disse pacato il Gonzaga.

La contessa Giovanna gli volse uno sguardo bieco, che pareva dirgli com'ella avrebbe anche saputo lottare col destino. Quindi, traendo il suo cavaliere verso il crocchio di Gabriella, ricompose la faccia ad una espressione di bontà e di allegrezza, che non pareva più lei.

— Carina! — diss'ella, avvicinandosi alla signorina Manfredi e lasciando il braccio di Cesare Gonzaga. — Mi vuoi con te? Si terrà corte, mentre laggiù i personaggi gravi ragionano di politica. Guidi, esponete un bel fatto, perchè noi possiamo dar la sentenza.

— Volentieri, per dar l'esempio dell'obbedienza; ma non un bel fatto; — rispose il conte Guidi, inchinandosi. — Un cavaliere teme di aver perduto la stima di quella dama a cui ha dedicato il culto più puro e il più rispettoso. Che dovrà fare, per accertarsene? Che dovrà fare, per ritornare in grazia?

— Ah, siamo in Corte d'amore? — entrò a dire il primo seccatore del regno, che si trovava accanto al sofà verde cupo. — Usanza provenzale!...

— I Romani non la conoscevano; — brontolò Cesare Gonzaga, allontanandosi, per andare in una sala vicina, a cercarvi il suo caro nipote.

XV.

Arrigo era poc'anzi vicino a Gabriella; ma il ritorno improvviso della contessa di Castelbianco lo aveva messo in fuga.