Gabriella si levò in piedi vedendo ch'egli si abbandonava col capo arrovesciato sulla spalliera della seggiola, e fece uno sforzo supremo per rialzarlo.

— Voglio saper tutto! — gli disse. — Ho acquistato il diritto di pretendere da voi una confessione sincera.

— È una storia breve: — rispose il Gonzaga. — Ho amato vostra madre, come si doveva amarla, con tutte le forze dell'anima. E l'ho fuggita, vedete, l'ho fuggita, mentre stava in me di ottener la sua mano, a preferenza d'ogni altro. Vostro padre era già ricco, ed io no, o ben poco a paragone di lui. Ma il padre di quella donna mi era debitore di molto... della vita e dell'onore di uno de' suoi. Siate mio figlio, mi aveva detto; non ho che un tesoro ed è vostro. Io avevo veduto la figlia di quell'uomo; e mi ero acceso d'amore, e, sperando di essere amato, mi ero fatto stimare. Un giorno, Andrea Manfredi, l'amico mio, il mio fratello d'armi, mi bisbigliò il suo dolce segreto: Cesare, amo una donna. Anch'io, gli risposi. E parlavamo spesso dei nostri amori, delle nostre speranze, delle nostre gioie future, in mezzo alle fatiche del campo, nei brevi riposi della notte, nelle marce forzate, a Velletri, tra i fumi della vittoria, a Villa Corsini, dove cadde Goffredo Mameli, l'unico bardo della patria, e con lui Luciano Manara, Enrico Dandolo, Pietra Mellara, Daverio, Morosini, fiore di cavalieri e d'eroi. Tra le mura crollanti del Vascello, dove per tanti giorni fu pioggia di fuoco, noi trovammo ancora il momento di mandare un pensiero ai nostri giovani amori. Nè io avevo chiesto a lui il nome del suo, nè egli a me il nome del mio. Ma la morte era librata su noi, e l'immagine della morte diede coraggio ad Andrea. “Senti, mi disse, se io muoio, taglia una ciocca dei miei capegli, e portali a lei.„ — “Il suo nome?„ — “Lorenza.„ Tremai e un sudor freddo mi corse giù per le tempia. — “Lancillotti?„ gli chiesi. — “Sì, la conosci?„ Chiusi il mio cuore a forza, balbettai qualche parola, e promisi. Povero amico, egli si era profferto di ricambiarmi il favore, se io avessi dovuto soccombere. “No, grazie, — risposi, — è inutile; io amo senza speranza; nessuno piangerà la mia morte.„ Il destino ci volle salvi; rientrammo in Roma, nella nostra Roma inutilmente difesa. Il padre di Lorenza, potente presso il Governo papale, sentiva l'obbligo suo e voleva salvarmi. Gli chiesi di proteggere anche Andrea, che non avrebbe potuto nè voluto escire da Roma. L'amico mio indovinò tutto, ponendo piede in quella casa, e udendo certe parole del vecchio. Quel giorno mi diventò freddo, il mio fratello d'armi! Non ebbe fede, sospettò allora di me, ed io, che potevo esser salvo, io, che potevo ottenere quella donna, nè solo per l'assenso del padre, poichè ella sapeva il debito della famiglia verso di me e l'avrebbe nobilmente pagato col sacrifizio della sua vita, io me ne andai esule da Roma, inseguito come una fiera per tutti i dorsi dell'Apennino, dopo aver chiesto perdono della fuga a quell'uomo, dopo avergli resa la sua parola e raccomandata la felicità del povero Andrea. Un mese dopo, abbandonavo la patria; per trent'anni non l'ho più riveduta, e considerate voi il dolor mio!... non ho più potuto darle il braccio, valido ancora, nel giorno della riscossa.

— V'intendo! — mormorò la fanciulla, piangente.

— Voi somigliate a quella donna, Gabriella; — riprese il Gonzaga. — Un senso della bontà sua, della compassione che ella sentì per il mio sacrifizio, si è trasfuso nel vostro cuore, e vi parla oggi per me. So che sareste un angiolo consolatore; so che meriterei d'essere amato da voi, ma dite; posso io amare la figlia di Lorenza, e del medesimo amore che fu la delizia e il tormento di tutta la mia vita raminga? No, bambina; voglio coprir la tua fronte di baci, come la copre tuo padre, quando gli comparisci davanti, ricordandogli tua madre. Ed ho bisogno... non mi dire di no! ho bisogno di confondere in uno i due amori della mia vita, Lorenza e Cecilia, tua madre e mia sorella, la custode solitaria della mia casa distrutta, la mia povera sorella che si è spenta così lontana da me, invocando il mio nome e lasciandomi il suo unico figlio, il suo giovane Arrigo. Anch'egli, povero Arrigo!... Non ve l'ho ancor detto, Gabriella; egli è là, sopra un letto di dolore, e poteva morirmi, stamane, se il piombo maledetto....

— Che dite? — gridò Gabriella.

— Sì, bambina! Vostro padre, che sento singhiozzare qui, presso a noi, vostro padre che ha tutto udito e che mi legge nel cuore, vi dirà che Arrigo ha cancellato con un moto generoso dell'anima, con un impeto di gioventù, e se volete di gelosia, i difetti che voi vedevate in lui. Non è freddo, Arrigo, non è calcolatore, nè scettico, poichè non ha dubitato per l'amor suo di cimentare la vita, questa gran vita, che tanto si pregia e che val così poco! Gabriella, egli aspetta la vostra sentenza, e anch'io l'aspetto e la invoco. Amo in voi vostra madre; amate me in Arrigo. Egli è sangue del mio sangue, e porterà d'ora innanzi il mio nome. —

Gabriella piangeva, nascondendo il bel viso tra le palme.

— Povero amico! — mormorò ella finalmente.

— Ah, così va detto, bambina! — ripigliò Cesare Gonzaga. — Sono un povero amico. E presto, se il vostro bel cuore si piegherà al nostro desiderio, sarò il solitario, l'orso delle Carpinete. Noi, feriti nelle battaglie della vita, noi naufraghi di una memoranda tempesta in cui abbiamo perduto tante cose caramente dilette, vedete, dobbiamo esser soli. Siamo rovine di uomini, e non vivono intorno a noi che memorie. Un raggio tardo c'illumina qualche volta; ed è riflesso di soli già spenti. —