— Un buon diavolo, ed anche onesto, per quel che fa la piazza; ma di affari s'intende com'io di greco, che n'ho avuta una tintura al Liceo. Aggiungi che ha una mano così disgraziata, da guastare tutto quello che tocca. Ha sempre qualche preziosa notizia, per certe sue attinenze con uomini di governo, ed io ne cavo profitto... facendo tutto il contrario di ciò ch'egli fa.

— Vedi dunque che tu lo spendi; in qualche modo fai capitale di lui.

— Eh, se tu la intendi così, caro zio, tutti avranno diritto ad una parte della mia sostanza, mentre io so di non doverla che a me.

— Ah, sì, parliamone un poco, — disse il vecchio, cui capitava la palla al balzo. — Ti sei dunque fatto uomo di banca?

— Come vedi, lavoro, senza affaticarmi troppo.

— E la giurisprudenza?

— Da banda. Ho compiuti i miei studi; serviranno a tempo opportuno, quando sarà il caso di pensare agli onori. Anche con l'avvocatura si arriva; ma il mondo mormora. Si ha invidia degli avvocati, caro zio, e non c'è politicante da caffè che non tiri la sua sassata ai ciarloni. Per altra via, e più sicura, io fo conto di arrivare.

— Arrivare! E dove?

— Zio! — sclamò Arrigo, guardando il vecchio con aria di stupore. — Sei tu che me lo domandi? Tu, che sei arrivato.... dall'India?

— Sì, dall'India a Brindisi, e via discorrendo, — rispose il Gonzaga. — Ma tu, dove diamine vuoi arrivare?