Il conte fece una spallucciata, a quelle parole del Gonzaga.

— Vecchia? Eh via! — esclamò. — C'è egli dei vecchi tra noi, se escludiamo suo nipote? Badi, dunque, annunzio la sua visita. Ella troverà molta gente, quel che ci vuole per esser più liberi. Avremo parecchie tra le celebrità femminili di Roma, che, in punto di donne, ha sempre l'impero del mondo; per esempio la Savelli, bellezza stagionata, se vogliamo, ma solida; la Carini, che è sempre tanto carina; la Manfredi, che è un fiore appena sbocciato.... —

Arrigo a quel punto interruppe la rassegna, che poteva diventar lunga come quella delle navi, in Omero.

— Verranno i Manfredi? — diss'egli. — Senti, zio? Ecco una buona occasione per te. —

Lo zio Cesare, che quel lieve accenno ad un fiore appena sbocciato aveva già fatto fremere, sollevò lentamente il petto, come per chiuder la via ad un sospiro; poi crollando la testa, rispose:

— Ti pare? Non ho ancora veduto Andrea.

— Conosce il senatore Manfredi? — gridò il conte Morati di Castelbianco. — Un uomo d'oro, al proprio e al figurato!

— Se lo conosco! — rispose Cesare Gonzaga, mettendo quella volta liberamente il sospiro che aveva trattenuto da prima. — Andrea Manfredi fu il mio amico di gioventù, il mio compagno di studi, il mio fratello d'armi. Abbiamo combattuto insieme, in questa Roma divina! Che direbbe ella dei fatti miei, signor conte, se io, amico suo da tanti anni e ritornato finalmente nella città dov'ella abita, la dovessi combinare in casa d'altri, senza esser venuto direttamente, prontamente, a cercarla?

— Eh via, zio! — entrò a dir Arrigo. — Ci vai dopo colazione, e il colpo è fatto.

— Arrigo consiglia bene, come sempre; — notò il conte. — È veramente Arrigo il savio; lo ascolti. Siamo dunque intesi; a rivederla questa sera, e lietissimo della fortunata occasione. Addio, Arrigo! Vado dal ministro delle finanze, per quella pariglia che mi sta sul cuore.... come quel piedino di fata.