— Sempre? — disse Arrigo, ridendo per quella volta liberamente.

— Che ci volete fare? Sono un povero peccatore che il diavolo ha sempre pigliato dai piedi. —

E se ne andò, ridendo della sua frase, che gli era parsa argutissima.

Rimasto solo con Arrigo, il vecchio Gonzaga si piantò davanti al nipote e gli ficcò addosso gli occhi scrutatori.

— Dimmi, Arrigo.... il piedino di via Sallustiana....

— Non mi chieder nulla, zio; — rispose quell'altro. — Il Castelbianco mi aveva fatto da principio una gran paura. E adesso, poi, adesso che son vicino a ricogliere il fiato!... Se tu non fossi venuto quest'oggi, direi che è un giorno nefasto.

— Ma lui.... il conte....

— Corteggia le ballerine, le mime, le cavallerizze. Ha sessant'anni e tinge disperatamente. È una caricatura.

— Eh, l'ho veduto. E facendo ridere, il che è già brutto, va anche in rovina?

— Non lo credere; — rispose Arrigo. — È un suo vezzo di parlare così, un ticchio di gran signore. Ne ha spesi molti, in gioventù, ma ancora oggi può valere un paio di milioni. Ed è conte.