— Quasi? — borbottò il conte. — Mettici quindici anni almeno, nel tuo quasi.
— Via, contentati di cinque, e diciamo sessanta.
— T'inganni, oh t'inganni! — rispose il conte Pompeo, che non voleva adattarcisi... — Vedi, Andrea; la mattina, quando non è ancora venuto il parrucchiere, ho cinquant'anni: dopo che è venuto, ne ho quaranta: sul Corso, a Villa Borghese e prima del pranzo, ne ho trenta....
— Ed ora ne hai venti, — conchiuse il senatore. — Se la va di questo passo, mi diventi bambino tra le braccia, e dovrò portarti io a dormire, in mancanza di balia. —
Mentre i due vecchi ridevano, avviandosi verso il salotto attiguo, le due donne chiacchieravano sedute sopra un divano.
— Che vuol dir ciò, che ti amo tanto, Giovanna? — diceva la fanciulla. — Vorrei star sempre con te. Sai che è una cosa triste, essere senza madre? Anche tu, da qualche tempo sei triste. Oh, non lo negare, non sei più quella di prima. C'è un dispiacere di mezzo. Vuoi confidarmelo?
— No, non ho nulla; — rispose Giovanna. — Contrarietà, forse, piccoli malumori in famiglia, ed anche passeggeri; non mette conto parlarne. Ragioniamo invece di te, mia bella fanciulla. Come va il cuore? Chi ami?
— Nessuno.
— Nessuno, è troppo poco. Neanche un principio? Tra tanti giovani che vedi....
— Ah, troppi ne vedo, — interruppe Gabriella, — e tutti si rassomigliano. Gravi, impettiti, inamidati, prepotenti, vengono in società per dettar sentenze, come altrettanti consiglieri di Cassazione. Sorridono di compassione ad ogni discorso un po' caldo, e sembrano accusarti di vanità, di leggerezza, di poesia, tutti sinonimi, per loro! Già, essi non parlano che di cavalli, come se fossero nati e allevati in scuderia, o di affari bancarii, o di politica. La politica non mi dispiace; anche il babbo ne parla, qualche volta, ma per paragonare i bei tempi, i tempi dell'apostolato, della pugna, del sacrifizio, insomma i tempi eroici... con questi! Essi ne parlano per fare i loro calcoli sulla stabilità o sulla caduta del Ministero, senza badare se questo si regge senza gloria, o cade con dignità. Non vedono che il fatto, essi, non ragionano che sulle conseguenze bancarie di quello, e sulle oscillazioni che potrà cagionare alla Borsa. Capisco che hanno da guadagnare e da perdere. Anche il babbo è banchiere; ma, tranne un'ora, ed anche meno, di conferenza col suo segretario, non c'è caso che tu lo senta ragionare di queste miserie. Come è giovane, mio padre! E loro, invece, è una pietà doverli sentire. Se ti parlano di musica, lo ricordi? non fanno che sentenziare brevemente, asciuttamente, tra la tedesca e l'italiana, come se ci fossero due musiche, separate e distinte fin dalla nascita. Se ti parlano di letteratura, non li senti far altro che condannare ogni idealità, bollandola con una parola di disprezzo: retorica! Un nobile entusiasmo non è, infatti, che retorica; un impeto di passione è falsità, poesia introdotta a forza nel linguaggio comune, offesa alla serenità di quella lastra fotografica che è l'arte. E se tu ardisci fare una piccola osservazione, ti lasciano dire, perchè sei donna, ma ti guardano in viso con aria gentilmente canzonatoria, come se fossi incapace d'intenderle, quelle nuove ragioni dell'arte. E fumano, poi, come vulcani, e mangiano molto e ballano poco. A teatro, i famosi giudici delle due scuole musicali, quando c'è l'opera, sonnecchiano nelle loro poltrone, o vanno a chiacchierare nei corridoi, fino all'ora del ballo, quando si tratta di ammirare le capriole. Questo è l'unico momento di gioventù e d'entusiasmo per essi. Infine, Giovanna mia, sono molto serii, e sotto quella vernice di serietà s'indovina il materialismo. Mi fermo, per non entrare in filosofia; ti dirò solo, per conchiudere, che appena uscita dal conservatorio, con tante idee per la testa, li credevo migliori. Non saranno cattivi a dirittura, gran che! Sono mediocri, e mi basta.