— Stamane! — esclamò il conte di Castelbianco. — Mia moglie! e dove? —
La baronessa si accorse di aver commesso un errore, e si provò ad attenuarlo nei particolari, non potendo correggerlo nella sostanza.
— In via Condotti; — rispose.
— Da un'estremità all'altra! — borbottò il conte di Castelbianco, il cui pensiero era già corso in via Sallustiana.
La contessa Giovanna, che stava ascoltando un discorso della marchesa Savelli, e che frattanto tendeva l'orecchio alle chiacchiere di suo marito con la Franchi dal Melle, si era mossa alla esclamazione del conte, ed era venuta terza nel colloquio, in atto di chi, passando, si fermi per dire una parola gentile. Aveva il sorriso sulle labbra, la povera contessa, e, come potete immaginarvi, l'angoscia nel cuore.
— Ah, eccovi in buon punto; — disse il conte, vedendola giungere, e facendo anche lui bocca da ridere. — Avete veduta stamane la baronessa, bella e seducente come sempre, e non me ne avete detto nulla. Sapete pure, Giovanna, che io sono un adoratore della baronessa!
— So questo; — rispose la contessa continuando a sorridere; — e potete immaginarvi, Pompeo, che, se l'avessi incontrata, non avrei dimenticato di accennarvelo, e di dirvi anche il colore della sua veste. Ma sono forse escita stamane? —
Così dicendo la contessa Giovanna volgeva un'occhiata compassionevole alla baronessa Franchi dal Melle.
— O allora? — disse il conte, guardando anche lui la baronessa. Ma questa aveva avuto il tempo di pensare al rimedio.
— Allora, ecco qua; — rispose ella prontamente. — Non ho veduto il volto, e la persona mi ha fatto credere che fosse Giovanna. Sicuro; escivo da San Carlo e mi ero incamminata per via Condotti, quando vidi entrare dal Berretta una bellissima persona. Come te, Giovanna! C'era la tua statura, il tuo giro di vita, l'atteggiamento della tua testa; insomma, che ti dirò? Anche senza vederti in viso, c'era da scommettere che eri tu.