— Ed anche con la veste color marrone, probabilmente; — soggiunse il conte.
— Lasciate che ci pensi; — rispose la baronessa, interrogando Giovanna con lo sguardo.
— Pensateci pure; ma certamente era color marrone; — ripigliò il conte. — Ecco una dama che avrà avuto l'onore d'ingannare più d'uno. Neanch'io, quando l'ho intravveduta in via Sallustiana, ho potuto distinguere il suo volto; ma il piede... il piede, vedete, era quello di Giovanna, e anch'io avrei scommesso che la dama di color marrone era proprio mia moglie.
— Guardate che stranezza! — esclamò la Franchi dal Melle, facendo le viste di ricordarsi. — La dama che ho veduta io aveva una veste color verde cupo.
— Ne siete ben certa?
— Certissima; e con una giacca di stoffa inglese ruvida... di colore amaranto scurissimo.
— Che gusto!
— Eh, non tanto cattivo, conte! Del resto, era in abito di mattina.
— Ecco dunque già tre donne che si rassomigliano; — osservò il conte Pompeo, mentre Giovanna incominciava a respirare, e mandava alla baronessa un'occhiata di riconoscenza. — La mia cioè quella di via Sallustiana, aveva il piede; la vostra di via Condotti aveva il complesso, il personale. E chi sa quante altre, Giovanna, avranno qualche cosa di voi. Ma già, ricordo di aver letto che Prassitele, quando ebbe a fare la sua Venere per i fabbricieri della chiesa di Gnido....
— Finitela, Pompeo! — disse Giovanna, interrompendolo. — Che discorsi son questi?