Pompeo rideva di gusto, poichè gli avevano levata quella spina dal cuore.
— Vedete, baronessa? — diss'egli. — Sempre così, mia moglie; non gradisce i complimenti maritali. Ed io ho più fortuna dieci volte con le altre. —
Ciò detto, il nostro Ganimede colse la prima occasione per aliare da capo, cercando una di quelle altre che gradivano, a sentirlo, le sue galanterie sessagenarie.
— Grazie! — mormorò Giovanna, rimasta sola con la Franchi dal Melle. — Vedi che disdetta! Esco senza dir nulla, per andare nei quartieri alti, a leticare con Madame Duplessis, che non vuole a nessun patto mandarmi una veste, che doveva esser pronta ier l'altro, e bisogna che tutti mi vedano. Ora, capirai, che una volta detto di no, il puntiglio....
— Non mi dir altro; — interruppe la Franchi dal Melle, donna spensierata, ma buona. — Tu ora mi fai sentire troppo che ho commesso un marrone, più marrone della tua veste. Io stessa ho avuto a ricordare più volte a qualcheduno che non si deve dir mai in società, di aver visto una persona per via, non solo nella giornata, ma per tutto il corso di una settimana; ed ecco, io stessa dovevo cascarci, come una provinciale! Basta, non lo farò più; sei contenta? —
Giovanna sorrise e si strinse amorevolmente al fianco della baronessa, come se volesse abbracciarla; quindi si volse, per stendere la mano ad un cavaliere elegantissimo, pallido, dai capegli neri e lucenti, dai baffi lunghi e dagli occhi profondi, che si era avvicinato in quel punto per farle riverenza.
— Bravo, Guidi! — gli disse la contessa Giovanna. — Ella è dei fedeli.
— C'è poco merito, signora; — rispose il giovanotto, inchinandosi. — Noi siamo pianeti e descriviamo costantemente, fatalmente, la nostra orbita intorno al sole.
— Ah, come è ben detto! — esclamò la Franchi dal Melle.
Il conte Guidi avrebbe potuto ricambiare la lode, soggiungendo che la vicinanza di un astro chiomato poteva recare qualche perturbazione anche nel giro d'un pianeta come lui. E sarebbe stata una immagine molto appropriata, perchè la baronessa aveva una capigliatura stupenda e notoriamente sua. Ma il conte Guidi oltre che non amava le metafore continuate, era furbo parecchio, e, al cospetto di due donne, gli metteva conto di restare qualche volta interdetto.