— Chi conosce più Roma, specie da queste parti? — mormorò egli, guardando la strada.

— Trentatrè anni! Ah, come passa il tempo, quando i più belli anni sono sfumati! Ma che cosa è la vita? Le falde, i primi passi, i primi giuochi, le panche del collegio... poi l'università, un paio di duelli, quattro amori bugiardi e uno che si vorrebbe creder vero... qualche follìa, molti disinganni, molte amarezze... e allora una forte risoluzione! Nessuna via di mezzo; o il nuovo mondo, o l'antico; o l'America, o l'Asia. E là il lavoro, il febbrile lavoro, gli stenti, le privazioni, e qualche volta la fortuna, che un altro c'inghiottirà, come noi abbiamo inghiottita quella dei padri! Ecco la mia vita. Ed ecco, meno l'Asia e l'America, la vita del mio signor nipote; già l'ho indovinato dal gran desiderio ch'egli ha di vedermi. Avevo giurato di non rimetter piede in Roma, ed eccomi qua. Bei giuramenti! Ma come fare, con questo ragazzo che prega, invocando la memoria di sua madre, della mia povera sorella, che non dovevo più rivedere? Di certo le somiglia, perchè i maschi tengono sempre della madre. Poveraccio! Purchè non le abbia fatte troppo grosse! Qui, per altro, c'è lusso; ci si sente agiatezza. Chi sa? Forse è un quartiere d'affitto. E ci hanno messa anche la cassa forte. —

Il savio lettore avrà capito che Cesare Gonzaga si era già allontanato dal vano della finestra, per dare una scorsa in giro e una guardata allo studio del suo caro e sconosciuto nipote.

— Arnese di parata, la cassa forte! — borbottò egli, proseguendo. — Gli strozzini le conoscevano, ai tempi miei, queste alzate d'ingegno degli studenti di legge. Ma il mio signor nipote non è più studente; ha la sua laurea da due anni, da tre... che so io? Gran legista! Grande giureconsulto, ha da essere! Ci fosse almeno la libreria, per dar negli occhi ai clienti! Ah, ecco un volume sulla scrivania. È il codice di commercio; meno male! Ma se valesse dugento lire, come certi libri rari, sarebbe ancor qui? —

Come vedete, il signor Cesare Gonzaga non si lasciava confondere da tutta quella apparenza di lusso severo, e ci odorava il quartiere ammobiliato, e il conto da pagare ad un troppo credulo fornitore; fors'anco a più d'uno.

Le sue malinconiche osservazioni furono interrotte dal ritorno del servitore.

— Or bene? — gli chiese.

— Mi duole, illustrissimo....

— Dorme, ho capito; — ripigliò il signor Cesare. — Infatti, sono appena le nove del mattino. Che ora è questa mai, da venire in cerca di un nipote?

— O che, le pare? S'è alzato anzi per tempo e, se non fosse stato un certo negozio, sarebbe anche già andato a fare la sua solita trottata mattutina fuori di porta Pia.