— Non parliamo di queste piccolezze, e mettetevi d'accordo con Arrigo. —

La contessa Giovanna pensò che fosse tempo di condurre i suoi convitati alla credenza.

— Gonzaga, — diss'ella, avvicinandosi, — ella mi offrirà il braccio. Si va all'assalto della cena.

— Volentieri, contessa; — rispose il Gonzaga, mettendosi tosto a' suoi ordini, ma non senza aver dato un'occhiata di intelligenza a quei due.

E sorridente si avviò, con la contessa Giovanna al braccio, verso la sala della credenza.

Il conte Guidi non fu così pronto nelle sue ricerche cavalleresche, e perdette una stupenda occasione di offrire il braccio a Gabriella. Il fortunato fu presso di lei il loquace collega di suo padre, quello degli antichi Romani, non potuti smaltire.

Pochi minuti dopo, due amici del conte Guidi, il baroncino di Gleisenthal e un duchino di Roccastillosa, si accostarono con molta circospezione ad Arrigo Valenti e gli dissero:

— Cavaliere, siamo stati incaricati dal conte Guidi di una commissione poco lieta, ma necessaria, presso vostro zio, il marchese Gonzaga. E voi probabilmente....

— Sì, ho capito; — rispose Arrigo con aria infastidita. — Son io l'incaricato di mio zio; e Orazio Ceprani, qui presente, è il mio collega. Domani, cioè quest'oggi, perchè oramai siamo al tocco, ci vedremo dove e quando vorrete.

— Al caffè di Venezia, verso lo tre, vi fa comodo?