— Ahimè! — rispose Arrigo. — Non ti ci fidar troppo! È stata detta, ma poi non ci si è molto insistito. Anzi, vedi, abbiamo preso impegno di usare tutta la nostra autorità presso i nostri primi, per vincere ogni loro resistenza. Ricordo che il duchino di Roccastillosa ha soggiunto: per il nostro rispondiamo; se non accettasse, avrebbe da fare con noi.

— Cosicchè, se da parte mia non accettassi....

— Potresti... bastonar me; — rispose Arrigo, sciogliendo la reticenza dello zio.

Cesare Gonzaga rimase un istante pensoso; poi disse:

— Capisco; sono stato imprudente, scegliendo te per padrino. —

Allora, anche il Ceprani credette necessario di entrare in discorso.

— Signor Cesare, — incominciò egli, — potrei dirle che in luogo di suo nipote sono qua io a pagare; ma, schiettamente, amerei meglio essere bastonato, insieme con lui. Pensi almeno che noi siamo stati guidati da un altro sentimento delicatissimo, fin qui taciuto da Arrigo.

— E quale, signor Ceprani?

— Un sentimento di riguardo verso la casa amica, e rispettabile tanto, in cui era avvenuto quello scambio di parole vivaci.

— È vero, signor Ceprani; — disse allora il Gonzaga. — Ella mi accenna una cosa che ha pure il suo valore. Quantunque, con un po' di buona volontà, si sarebbe potuta trovare la gretola.