—Capisco;—disse il Picchiasodo con gravità.—Del vino dolce si fa l'aceto forte.
—Ci siete,—incalzò il Sangonetto,—ed ora capirete eziandio che sa Giacomo Pico ricusa di bere la feccia del calice, ci ha le sue grandi ragioni.
—Questo Pico,—notò il capo dei bombardieri col piglio di chi vede molto lontano,—è un acquisto prezioso, per gli amici della libertà. Ma che diavol c'è egli? soggiunse, con accento mutato e balzando dalla panca.—Qualche topo mi rosica la parete; forse per giungere al cacio. Ma gliene caverò io il ruzzo, perdinci!—
Non c'erano topi, il lettore lo ha già indovinato; e il Picchiasodo, dal canto suo, parlava in metafora.
Il Maso, tutto orecchi da un'ora ad ascoltare quell'importantissimo dialogo, nello stupore onde lo avevano compreso certe inaspettate rivelazioni, non era stato saldo abbastanza. Si aggiunga che il paggio di Anselmo Campora non era più là, testimone del suo sonno simulato, avendo dovuto allontanarsi un tratto per certe faccende del suo ministero. Così, pensando di esser più libero e non ricordando che la parete era un semplice tramezzo di assi, il Maso aveva provato a rivoltarsi sulle reni, per accostar meglio l'orecchio; e il rumore lo aveva tradito.
Si pentì dell'atto, come in fin di vita non si sarebbe pentito de' suoi peccati; ma il pentimento non gli serviva un frullo, poichè Anselmo Campora s'era alzato da sedere ed accennava di voler uscire dalla baracca. Ora il Maso fu pronto ad intendere che se il Picchiasodo lo coglieva là dietro, anche in atteggiamento di chi dorme, egli era un uomo spacciato. E intender ciò e pensare al rimedio, fu un punto solo. Di colta fu in piedi, come se dentro ci avesse avuto una molla; spiccò un salto da banda, indi un altro, a guisa di scoiattolo, e trovato per sua ventura un carro di bagaglie, si accoccolò dietro a questo, prima che il Picchiasodo fosse giunto sul luogo d'onde gli era parso di sentire lo strepito.
Così fu salvo il mariuolo. Anselmo Campora venne dietro la capanna, con quel suo cipiglio che non prometteva niente di buono; guardò tutto in giro e non vide nessuno; svoltò la cantonata e si ricondusse dall'altra parte fino all'ingresso della sua modesta abitazione, senza vedere il prigioniero, nè il paggio.
—Che dire?—borbottò, stringendosi nelle spalle.—Avrò sognato ad occhi aperti.
E tornò al suo colloquio col Sangonetto, che gli dovea premer di molto, come il savio lettore argomenta.
Frattanto, il Maso ci avea avuto una gran battisoffia, che l'allontanarsi del Picchiasodo non valse a chetargli d'un tratto. Però stette lungamente nel suo nascondiglio; ci stette per ricogliere il fiato ed anche un pochino per richiamare i pensieri a capitolo.