Come è facile argomentare da questo trapasso dell'oste, entravano allora Giacomo Pico e Tommaso Sangonetto a piedi, lasciando scorgere dietro di loro messer Pietro e il Picchiasodo a cavallo.
Mastro Bernardo, confuso e giubilante ad un tempo di quella nuova e non più sperata ventura, corse sollecito per tenere le redini a messer Pietro, che fu pronto ugualmente a balzar giù di sella.
—Che buon vento, messeri….—andava dicendo frattanto l'ostiere;—e come va che io sono onorato….
—Mastro Bernardo,—gridò il Picchiasodo, troncandogli i suoi complimenti a mezzo,—non lo sai tu l'adagio: chi n'assaggia ci torna? A te, ragazzo; tieni i cavalli.
—Ve li metto al coperto? disse il Maso, pigliandoli per le briglie.
—No, no, tirati là in fondo, ed aspetta,
Il ragazzo afferrò le briglie e, superbo di prestare i suoi servigi a così nobili bestie, menò i cavalli in fondo dell'aia.
—Che fortuna per l'osteria dell'Altino!—ripigliò mastro Bernardo, che non aveva posto mente alle ultime parole del Picchiasodo, profferite a voce più bassa.—E dite, magnifici messeri; poichè il numero è cresciuto, s'ha egli da metter due polli allo spiedo?
—Ah, ci vuol altro che spiedo! Or ora vedrai;—-gridò il Picchiasodo con aria beffarda.—Per un bicchiere di vino, intanto, non si dice di no. Almeno….—soggiunse dopo essersi guardato dattorno e aver veduto le facce rannuvolate de' suoi compagni,—io lo bevo, e posso fare anche la parte degli altri.
—Vado subito;—disse l'ostiere;—e sarà di quel tale, ve lo prometto.