—Come si combatte?—dimandò egli brevemente, ma con un certo sussiego.

—O come?—ripiccò messer Pietro.—Che novità è questa tua? Si combatte con questa, e chi ne assaggia un palmo rimane sul terreno.

—Un palmo! grazie tante!—mormorò il Sangonetto tra sè.

—Certo,—proseguiva messer Pietro,—se fossimo in campo chiuso, con giudici e testimoni, il vincitore avrebbe le spoglie, e si potrebbe anco stabilire il riscatto del vinto; Ma qui non siamo nel caso; ci si ricambia quattro colpi alla svelta e chi l'ha tocche son sue.

—Così l'intendo ancor io, con vostra licenza, messer Pietro,—replicò il Picchiasodo.—Ma scusate, io volevo domandare se di questo sollazzo non ce n'ha ad esser per tutti. In quattro ci siamo incontrati; ora, dico io, in quattro si avrebbe a combattere.—

Il Sangonetto fece a quelle parole una smorfia.

—Infine!—proseguì il Picchiasodo, con quel suo piglio tra rispettoso e faceto.—Non mi par bella che due se la godano e gli altri due debbano stare a vedere. Voi, messer Pietro…. signor conte degnissimo, ve la farete con chi vi ha provocato, e sta bene; ma noi, noi due, seguaci delle parti in contesa, per che altro ci troveremmo qui, a fare il paio, se non per seguire l'esempio?—

Messer Pietro si strinse nelle spalle e crollò il capo in atto di dire: accomodatevi, io non ci vedo alcun male.

—Animo dunque; a voi, messere dell'archibugio,—disse il vecchio soldato, volgendosi a Tommaso Sangonetto;—dite la vostra opinione.

—Io?… Ah!…—rispose questi confuso, come se cascasse dalle nuvole.—Eh, certo, sarebbe una bella pensata! Ma ecco, per incrociare le spade, ci vorrebbe un quid… la causa agendi….