—Che diamine m'andate voi latinando?—gridò il Picchiasodo imbizzarrito.—Sareste voi chierico, per avventura?
—Eh! un pochino;—rispose quell'altro, facendo bocca da ridere, ma senza averne gran voglia.—Ho scombiccherato qualche foglio di carta presso un notaio, e mi capirete….
—Sì, capisco alla prima che ci avete inchiostro per sangue, dentro le vene.
—Oh, mi meraviglio!…—sclamò il Sangonetto; rizzando la testa.
—Orbene, vediamo dunque che cos'è; fuori lo spiedo!—
E così dicendo il Picchiasodo trasse la spada dal fodero.
—Fuori, e sia; fuori dunque!—ripetè il Sangonetto, che già più sapeva a qual santo votarsi.
E messe mano al suo coltellaccio. Ma qui per fortuna gli venne trovata la gretola.
—Ecco il mio spiedo!—diss'egli, con aria di trionfo.—Voi ci avete la spada d'Orlando, e vi fa comodo di metterla fuori; io, colto alla sprovveduta, non ci ho che un coltello da caccia; vedete!—
Il Picchiasodo rimase lì grullo per un istante a guardarlo. Ma egli non era uomo da smarrirsi per così poco, e trovò subito uno spediente da rimediare allo sconcio.