—Ah!—sclamò in pari tempo il ferito rizzando il capo e volgendo al suo vincitore uno sguardo da cui trasparivano in pari misura la curiosità e lo stupore.

—Sicuro;—ripigliò il cavaliere;—e avrei amato dirvelo, se non mi aveste sbarrata la strada e afferrate le redini del cavallo, cosa che non mi ha mai fatto impunemente nessuno. Ma basti di ciò. Avete incrociato il ferro con Pietro Fregoso, capitano dei genovesi all'impresa del Finaro. Se la vostra mala, sorte vi fa cadere in balìa dei nemici, ricordate che la tenda del capitano è un fraterno rifugio per voi, e che non vi bisogna riscatto.—

Con queste parole si accomiatò messer Pietro dall'osteria dell'Altino; indi, spronato il cavallo, si mosse verso l'uscio di strada.

Fu quello un colpo di fulmine a ciel sereno. Giacomo Pico sbarrò gli occhi, volle parlare, ma la commozione fortissima gli fece nodo alla gola. Balbettò alcune parole vuote di senso, e ricadde svenuto nelle braccia di Tommaso Sangonetto, che era rimasto mutolo, guardando ora il Fregoso, ora il Picchiasodo, ora l'ostiere.

Quest'ultimo, che pur dianzi, tutto ilare in volto ed affaccendato negli atti, si sprofondava in riverenze alla staffa di messer Pietro, fece tre passi indietro, a quella improvvisa rivelazione; inarcò le ciglia, strabuzzò gli occhi, spalancò la bocca ad un grido, e rimase là sbalordito, come se avesse visto la tregenda, o il diavolo in carne ed ossa.

Il Picchiasodo diede alla sua volta di sprone, per farsi alla manca di messer Pietro Fregoso, e si trovò per tal guisa a pari di quel simulacro della melensaggine.

—Orbene, mastro Bernardo;—gli disse, appoggiandosi sulla staffa verso di lui e assestandogli un buffetto sotto il naso;—che è ciò? Hai forse perduto la scrima?—

Il povero ostiere, che era stato cagione di tutto quel guaio e si vedeva canzonato per giunta, alzò sdegnosamente le spalle e torse gli occhi da lui.

—Sta di buon animo, via!—proseguì il Picchiasodo.—Ho il tuo ricapito e fo conto di ritornare. Tienmene in serbo un fiasco di quest'ultimo, che abbiamo a bercelo tra noi due, ciaramellando da buoni compari sul gotto.—

E ridendo a più non posso, Anselmo Campora, detto il Picchiasodo, capo dei bombardieri dell'esercito genovese, uscì alla sua volta di là.