La cosa non era del tutto improbabile. I Genovesi andavano meritamente famosi in tutta la Cristianità, ed anco in Turcheria, per la loro eccellenza nelle opere di legname usate alla espugnazione della città. Quest'arte l'avevano ereditata da Guglielmo Embriaco, di cui ho raccontato altrove le mirabili imprese.
Per altro, dal valoroso Capodimaglio avevano anche ereditato il costume di menare arditamente le mani, e non era da credere che volessero lavorar di accette e martelli più del bisogno. Certo, se avevano fatte tre bastite in cambio d'una, egli c'era il suo bravo perchè.
Ed erano riusciti una meraviglia, quei tre battifolli, quantunque edificati all'infretta. Per una lunga diagonale, dal poggio di Castiglione insino a San Fruttuoso, dove la spiaggia del mare incomincia a restringersi sotto l'eminenza di Castelfranco, si stendeva non interrotto un ciglione, protetto da fosso e steccato. Il marchese Galeotto, che era accorso di buon mattino al castello, non potè rattenersi dallo ammirare l'operosità e l'avvedutezza militare del suo avversario.
Per contro, il non vedere le artiglierie sugli approcci, diè grandemente da pensare al marchese. Il nemico se ne stava cheto nel campo; solo erano usciti pochi drappelli di balestrieri, correndo un tratto del lido, sulla fronte delle opere avanzate, e scambiando, come il giorno addietro, qualche colpo co' suoi. Badaluccavano; e frattanto messer Pietro proseguiva qualche suo alto disegno, che a lui non venia fatto d'intendere. Forse non ne aveva alcuno; ma in guerra, e pel nemico che deve indagare ogni cosa e fondarsi su tutti i possibili e su tutti i probabili, averne e non averne è tutt'uno; sconcerta sempre e fa rimanere sospesi.
Ora, l'incertezza non garbava punto al marchese Galeotto; il quale volle averne l'intiero, andando sul nemico da due parti, di fronte e di fianco, dalla Marina e dalla valle di Pia. Il Fregoso poteva non aver altro in mente che di espugnare Castelfranco, chiave del marchesato dalla parte del mare, e forse traccheggiava, vuoi per compiere le sue opere di difesa, vuoi per aspettar gente, o artiglierie che gli mancassero ancora. In questo caso, un assalto dei nemici doveva tornargli molesto; ragion questa per testarlo di colta. O meditava, tenendo a bada i nemici sulla Marina, di andarli a pigliar dalle spalle sui monti, e l'assalto improvviso anche da quella banda riusciva a guastargli il disegno. Pareggiate in una data misura le forze, chi assalta ha sempre bel giuoco.
A pareggiare le forze, ed anche un pochino le sorti, che sogliono quanto quelle aver peso nella bilancia, non parve a Galeotto esserci partito migliore che quello di una incamiciata. Nel fitto delle tenebre la pochezza del numero non faceva danno, anzi tornava a vantaggio, purchè i meno avessero cuore; inoltre, nello scompiglio d'un assalto non aspettato, una linea così lunga di accampamento si difendeva men bene che a giorno chiaro, contro un numero tre volte maggiore.
Così pensando, sceglie cinquecento de' suoi più animosi e provati; li fa calare a tarda sera dal monte che corre alle spalle di Castelfranco e si rovescia con essi sullo steccato di Vigna Donna. Dalla marina altri ne escono in numero di forse trecento, e li comanda Barnaba Adorno, che non ha voluto abbandonare il suo ospite, poichè il giorno delle tristi prove è giunto ancora per lui. Questi e gli altri hanno indossato una camicia sul giaco, per riconoscersi nella mischia a vicenda.
Tutto andò francamente come avea disegnato il marchese. Prima a dar dentro furono gli uomini di Barnaba Adorno, dalla parte di San Fruttuoso. Giunsero senza intoppo sino all'orlo del fosso, lo colmarono con fascine, tempestarono di colpi la stecconata, e fecero impeto nel battifolle. Ma lì, a poca distanza dalle prime difese, l'ingegno acuto di messer Pietro avea seminato i tranelli, facendo scavare carbonaie e bocche di lupo, nelle quali cascarono molti assalitori a rinfusa. Lo scompiglio fu grande e poco il danno degli assedianti, che tosto si fecero addosso ai malcapitati ed appiccarono la zuffa.
Messer Pietro, dati i comandi più urgenti a spronare il coraggio de' suoi, e lasciato in quel luogo il cugino Nicola, si partì dallo steccato di San Fruttuoso per correre indietro, a Vigna Donna. Il suo disegno non era stato indovinato dal marchese, appunto perchè era il più semplice. Pietro aspettava quell'assalto notturno, e volea trarne profitto, per mostrare ai nemici la saldezza delle opere sue. Ora l'assalto dato a San Fruttuoso, sulla fronte ristretta e quasi cuspidata del campo genovese, non gli pareva che una finta, laddove il gran colpo doveva esser ferito sul fianco, alla bastita di Vigna Donna.
Nè s'ingannava. Sorprese e rovesciate la scolte, si scagliava appunto allora il marchese sullo steccato. Rami, sarmenti, pietre, e quanto poteano avere alle mani, tutto gittavano i suoi fanti animosi nel fosso, per far la colmata. Incitandoli coll'esempio, fu egli il primo a scrollare con braccio poderoso i pali, a romperne la traversa a replicati colpi di scure, balzar dentro del varco, faticosamente aperto nel palancato, e, menata a tondo l'arme villana, incignare gagliardamente l'attacco.