Le notizie raccattate da Tommaso Sangonetto intorno alla faccenda del Cascherano, erano più acconcie a mettere in pace, che non a turbare lo spirito inquieto di Giacomo Pico. Quel giorno incominciava bene per lui; il marchese Galeotto si disponeva a partire per alla volta di Verzi, donde, col favor della notte, per la via meno battuta d'Isasco, sarebbe piombato su Noli. Però non è a dire il rimescolamento che c'era nel castello per tutti gli apparecchi della partenza, e lo scompiglio che esso arrecava in tutte le consuetudini quotidiane della famiglia. Basti notare che madonna Bannina, tutta intorno al marito, non era comparsa nella torre dell'Alfiere, e madonna Nicolosina vi andò sola, ad una cert'ora del giorno, per salutare l'amico di casa e vedere se non avesse mestieri di nulla.

Il caso non poteva favorire meglio di così il nostro innamorato.

Madonna Nicolosina era un occhio di sole, l'ho già detto a suo luogo. Bionda i capegli, bianca la carnagione e svelta della persona come Diana, forse al pari della divina cacciatrice aveva il cuore muto all'amore; all'amicizia non già, che questa è natural sentimento di un'anima buona, laddove quello è singolare portato, rarissimo fiore, nutrito di tutti i sensi più delicati e riposti, che solo un felice concorso d'inesplorati e inavvertiti nonnulla può far muovere d'improvviso e riardere in noi.

E buona era Nicolosina, onesta e sincera come un cavaliere senza macchia e senza paura. Ho detto come un cavaliere, e giustamente; diffatti, sotto quella bionda e rosea parvenza di donna, egli c'era alcun che di virile; la lealtà, per esempio, e l'alterezza, spogliate di quella grazia languida, che la natura ha dato, insidia innocente, ma non meno pericolosa, alla più bella metà del genere umano.

Nata in altissimo stato, sentiva altamente di sè; superbia naturale e scusabile, che del resto non aveva pure occasione a mostrarsi, in mezzo ad un popolo di riverenti vassalli, i quali niente potevano vedere di strano in una dignità d'apparenze così celestiali e ammantata di tanta soavità, di tanta amorevolezza pietosa. Umana ed affabile, come sono così utilmente per sè e per altri i grandi della terra, quando si compiacciono d'esser tali, non c'era caso che la giovine castellana facesse patire anima nata, per alcuno di que' capricci e fantasie di comando, che pure son tanto frequenti nelle giovani donne, male avvezzate, anche in condizioni più umili, da cieco amor di congiunti, o da libero ossequio di cavalieri cortesi.

La bellissima fanciulla entrò nella camera di Pico, senza timore, o peritanza di sorta. Non era ella in casa sua? Forse per la prima volta andava da sola in quel luogo; ma come nella accompagnatura non c'era stato mai un deliberato proposito, così nel giunger sola non ci poteva essere un'ombra di vergogna, o di dubbio.

Bensì Giacomo Pico, al vederla comparir tutta sola, si scosse. Il sangue turbato gli si ridusse con rapido moto al cuore, indi risospinto gli corse più veloce alle tempie. Ebbe allora come un bagliore negli occhi, diede in un grido di meraviglia, e, appoggiandosi forte ai bracciuoli della scranna, si alzò da sedere.

—Ah, ah!—sclamò ella, ridendo del suo riso argentino.—Per la prima volta, messer Giacomo, vi vedo un po' di buon sangue sul volto. Ma sedete, vi prego; non vi scomodate per me.

—Non è più tempo di star seduti, madonna Nicolosina;—diss'egli sospirando.—Tutti i giorni si combatte, laggiù, ed io sono stato già troppo in disparte.

—Ma per giusta cagione, mi sembra; e con vostra buona pace, rimarrete ancora per qualche giorno tranquillo, messer paladino!—incalzò la fanciulla, con accento d'affettuoso rimprovero.—Il cerusico Rambaldo lo vuole e lo vogliamo anche noi, che non aveste a far ricadute!