Il dialogo poteva finir lì. Ma Pietro si sentiva come inchiodato sul margine della strada. Certi ribollimenti del suo sangue lo avvertivano che quello era il momento di dire a Maddalena in un punto tutto ciò che egli si era tenuto in corpo da un anno.
— Mi permettete, — diss'egli, sporgendo timidamente la mano, — di offrirvi queste more in regalo?
— Grazie; — rispose la fanciulla. — Portatele a vostra sorella Giovanna. Non le avrete mica colte per me. —
Un altro, più rotto a certe garbatezze del discorso, avrebbe trovato in quelle parole l'appiglio per farle una dichiarazione. Ma Pietro era semplice come un fanciullo.
— Direi bugia; — replicò egli. — Le ho colte perchè erano belle. Vedo voi per istrada, e sarei contento se voleste accettarle. Non mi dite di no. Le paragonerete coi vostri occhi. —
Prima che egli avesse soggiunta quell'ultima frase, che gli costava, vi so dir io, uno sforzo sovrumano, Maddalena aveva accettato il presente, per non aver aria di fare la ritrosa, e senza ragione, con un galantuomo, col fratello d'una sua amica d'infanzia, il quale aveva accompagnata l'offerta con un gentilissimo deprecativo: “non mi dite di no„. Ma quell'ultima frase, che era un complimento in piena regola, e su cui non si poteva prendere abbaglio, la turbò fortemente. La mano le tremò, mentre già s'era accostata al gambo del ramoscello, e le spine le punsero le dita. Al gesto ch'ella fece, al grido che le sfuggi dal labbro, Pietro si turbò anche più fortemente di lei.
— Ah, povero me! — gridò egli. — Sangue!
— No, non badate, non è nulla; — rispose Maddalena.
— Ma sì, vi dico. Eccolo lì che spiccia dal dito. Oh, come mi rincresce! Son proprio uno sgarbato!
— Che cosa dite voi ora? Non sarà questa la prima volta che una spina mi punge.