— Andiamo! — disse Arrigo, a cui quella scena stringeva il cuore. — Sia pace agli estinti, e corriamo dove i nostri ci attendono. Mi avete pur detto che quello è un luogo sicuro? —

Arrigo avrebbe voluto aver l'ali, o almeno poter divorare la strada d'un tratto. Ma questo, anche ammettendo che i cavalli potessero rispondere alla sua impazienza, non potea farsi senza la certezza di trovar provvigioni lungo il cammino. Infame deserto, che non dava un fil d'erba ai cavalli, ne un sorso d'acqua ai viandanti assetati! Era stata di certo una maledizione del cielo, che aveva disteso quelle pianure sterminate di sabbia.

Va, povero Arrigo, misura le agonie del cuore al passo troppo lento del tuo corsiero, dono fraterno del generoso Sciarif. Tu giungerai sempre in tempo per piangere la morte d'ogni tua dolce speranza.

Tutto era tumulto e desolazione al pozzo di Rehobot, dove gli uomini del Krebir si erano ridotti, coi cammelli e colla compagnia degli arcadori genovesi, dopo il luttuoso evento, che era costato tanto sangue e la perdita del biondo scudiero.

Ai piedi della tomba di Sidì al Hadgì, e nel centro della sua tenda di cuoio, i cui lembi si vedevano largamente sollevati, il cadavere di Abd el Rhaman, ravvolto in un bianco lenzuolo, posava su d'un picciolo tappeto. Due gruppi d'Arabi lo vegliavano, rappresentando in quel luogo le neddabat, o piagnone, che avrebbero certamente compiuto il loro funebre uffizio, se il vecchio Krebir fosse morto così vicino al paese, da potervi essere trasportato.

— «Dov'è egli? — cantava il primo gruppo. — Il suo cammello è qui; son qui, la sua lancia, il suo scudo e la sua scimitarra; ed egli non è più con noi.

— «È morto nel suo giorno; — cantava di rimando il secondo gruppo. — È morto combattendo pe' suoi.

— «No, non è morto; la sua anima è con Dio, un giorno lo rivedremo, il valoroso Krebir, il difensore dei cammelli, il protettore dei viandanti.

— «No, non è morto, non è morto! Egli ha lasciato a Gaza i suoi figli, forti come leoni, rapidi come gazzelle. Essi sosterranno nel suo dolore la donna, di cui è vuota la casa e gelido il cuore.» —

Gli Arabi della scorta erano assorti nel funebre uffizio, allorquando giunsero al pozzo i reduci dal castello di Kanat. Vedute appena all'orizzonte le palme di Rehobot, Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone avevano dato di sprone ai cavalli ed erano giunti all'oasi, precedendo di due ore la comitiva. Ma Arrigo, che aveva un cavallo migliore, e una impazienza più grande, precedeva di forse mezz'ora l'amico.