Il vecchio prese l'anello, e seguito da cento cavalieri galoppò alla volta della schiera di Abu Wefa.

Quegli uomini, informati di tutto dal messaggiero, stavano immobili e taciturni, in attesa.

— Credenti in Dio, — disse Zeid, alzando la voce, — ascoltatemi. Ecco l'anello di Abu Wefa, vostro glorioso signore. Egli vi comanda di consegnarmi la donna; dopo di che egli stesso potrà tornar libero a voi. —

Uno degli ufficiali del Gran Priore si avanzò, e, riconosciuto il sigillo del suo signore, chinò la fronte senza far motto. Dopo di lui s'inoltrò il capo degli eunuchi, e, compiuta la medesima cerimonia, che doveva dissimulare la vergogna comune di una disfatta senza combattimento, andò, taciturno del pari, verso le lettighe.

Poco stante, il biondo scudiero balzava dal carro coperto, d'ov'era rinchiuso insieme colla bruna favorita.

Kadigìa non aveva un concetto ben chiaro di ciò che era avvenuto, e temeva forte per la vita del suo signore ed amante.

— Nessuno ti ha fatto male; — diss'ella, con accento carezzevole. — Sii misericordiosa con lui!

— Non temere; io non mi vendico; — rispose Diana.

Anch'ella ignorava l'accaduto, ma pensava che Arrigo da Carmandino e l'amico di lui avessero avuto mano nella sua liberazione. Essi, per conseguenza, dovevano esser là, arbitri della vita di Abu Wefa.

— Grazie! — esclamò Kadigìa.