E uno di costoro osò dire, accanto a Zeid Ebn Assan:

— Siete a un di presso di un numero eguale al nostro. Se noi non volessimo lasciarla partire!...

— Provate! — rispose fieramente Zeid. — Al menomo cenno di rivolta da parte vostra, il Gran Priore ci lascia la testa. —

Il Fedàvo non aggiunse parola.

Diana intanto era balzata sul cavallo di Zeid, che aveva voluto scendere ad ogni costo, per essere il suo palafreniere. E andava gloriosa come una regina, verso le schiere dello Sciarif che la salutavano con grida di gioia, mentre quelle di Abu Wefa stavano mute, in preda alla costernazione. E non era forse naturale, al vedere quell'astro meraviglioso che si allontanava per sempre? Aldebaran, la stella prediletta degli Arabi, sparendo improvvisamente dal cielo, non avrebbe lasciato maggior desiderio di sè.

Lo Sciarif, ritto in arcioni davanti al suo prigioniero, contemplava da lungi la scena e si rallegrava dell'opera sua. Non pensava più alla fallita impresa d'Egitto; pensava alla gioia dei suoi nemici quando egli avesse potuto mandar fuori dalle mura di Tortosa un araldo che dicesse agli assedianti: — Cristiani, Bahr Ibn, mio signore, ha liberata dalle mani del capo degli Assassini una figlia di Genova, e la manda, senza chieder riscatto, al suo amico ed ospite Arrigo da Carmandino, il più prode tra tutti i cavalieri d'Occidente. —

La cavalcata giungeva frattanto al cospetto di Bahr Ibn. Il biondo scudiero cercava indarno cogli occhi Arrigo da Carmandino.

— Bella figliuola di Genova, — disse allora lo Sciarif in quella lingua mezzo araba e mezzo italiana, che era il primo frutto delle Crociate, — tu cerchi i tuoi concittadini; ma non è qui che un amico loro, il protettore e il fratello d'Arrigo. —

Spiacque a Diana l'assenza di coloro che sperava trovare laggiù. Ma come seppe l'accaduto, e più particolarmente il modo in cui Bahr Ibn avea trapelato il rapimento di lei e provveduto alla sua liberazione, lo ringraziò con tutta l'effusione di un animo riconoscente. Bahr Ibn l'udiva, la guardava in viso, e s'inebriava di quella voce melodiosa, di quella bellezza sovrumana.

Passarono davanti ad Abu Wefa, che stava ancora prigioniero, ai piedi d'un sicomòro. Diana lo intravvide, ma torse gli occhi da lui, che la saettava d'uno sguardo feroce, sospirando profondamente.