— Che hai? — gli chiese Bahr Ibn, muovendo verso di lui, per sciogliere la fune che lo teneva legato.
— Sospiro la perla d'Occidente; — mormorò il Gran Priore. — Tu sei fortunato, o Sciarif!
— Fortunato, certamente, perchè potrò restituirla a chi l'hai tolta.
— Ne sei ben certo? Bada, o Sciarif; io posso predirti fin d'ora....
— Che cosa?
— Che tu l'amerai e non vorrai più restituirla.
— Sia maledetta la tua lingua! — gridò Bahr Ibn, profondamente turbato.
CAPITOLO XVII. Nel quale si vedono operare i sortilegi di Abu Wefa.
Siamo a mezzo l'autunno. La Caffara, salpata dalla Maiuma di Gaza, è andata a golfo lanciato verso settentrione, per raggiungere le sue trentanove compagne all'assedio di Tortosa.
Quando i nostri amici arrivarono in quei paraggi metà dell'impresa era già fornita da Ugo Embriaco e dal fratello Nicolao, perchè il naviglio genovese si era in quel frattempo impadronito dell'isola e della fortezza di Arado.