Ho accennato poc'anzi a qualche feudo. Infatti, i due figli dell'Embriaco ebbero l'investitura di Gibello, l'antica Biblo, da essi conquistata. Arrigo da Carmandino ebbe Larissa, e il suo territorio, eretti in contea, e concessi in dote a Diana. Così Baldovino riconobbe, anche in una donna, gli obblighi di gratitudine che aveva verso Guglielmo Embriaco.

Mi domanderete di Anselmo. Il degno personaggio che avete conosciuto fin dal principio di questo racconto, cambiò una terza volta di professione. Era stato balestriere e poi guardiano di casa; in processo di tempo scudiero dell'Embriaco; da ultimo passò ai servigi di Arrigo, o, se vi piace meglio, di madonna Diana da Carmandino.

Perchè bisogna dir proprio Diana da Carmandino. Caffaro di Caschifellone si era acconciato anche lui a chiamarla così. Per altro, non aveva accettato l'invito fattogli da Arrigo, di andare a riposarsi per qualche settimana, nella contea di Larissa, dalle fatiche di quella guerra triennale.

— Grazie, amico; — aveva egli detto ad Arrigo; — io torno a Genova. I felici non debbono essere frastornati dalla gente profana. Fate di bastarvi sempre l'un l'altro. Fra due creature che s'amano non c'è luogo per altri, fuorchè per un angioletto dai capegli d'oro e dalle labbra di rosa. —

A tutti i benevoli, che hanno seguito il narratore fin qui, piacerà di saperne più a lungo, intorno alle vicende di Caffaro. Intendo questa curiosità e vedrò di soddisfarla, raccontando la storia del nostro simpatico personaggio un'altra volta; e sarà più presto che essi non pensino.

Di madonna Diana non vi dirò altro se non questo, che fu una delle più savie e reputate castellane di quel tempo. Non la cantarono trovatori; non andarono Goffredi Budelli a morirle davanti, come alla contessa di Tripoli, sua bella e famosa vicina. Ma tutto ciò si capisce. Beatamente chiusa nel suo amore per Arrigo, visse con lui in un settimo cielo, a cui non giungevano desiderii, nè tentazioni profane. Egli combattendo i nemici del reame, ella beneficando i vassalli, si composero un nido felice, in cui durarono lungamente fidi, costanti, librati in solitudine eccelsa, come una coppia di Numi, ma liberali altrui di quella pietà che solo può dare chi non ha mestieri d'implorarne per sè.

Invidiabile Arrigo!

FINE.

[ INDICE]

Capitolo
I. Ero aspetta Leandro [Pag. 1]
II. Qui si narra di Arrigo da Carmandino, come pigliasse la croce per gli occhi d'una donna [10]
III. Breve anzi che no pei lettori, ma sugoso per Arrigo da Carmandino [22]
IV. Delle prodezze di Arrigo e dei sottili accorgimenti di messere Guglielmo Embriaco [30]
V. Di una gran torre di legno, che comandò a molte torri di pietra [43]
VI. Che è tutto un miscuglio, come la minestra maritata di Anselmo [53]
VII. La presentazione del primo annalista di Genova [67]
VIII. Un cuore spezzato [89]
IX. Nel quale è dimostrata l'utilità del combattere a capo scoperto [110]
X. Sulle tracce di Arrigo [132]
XI. In cui si narra di un astore che si era fatto colomba [148]
XII. La via del deserto [165]
XIII. Alle strette di Cades [183]
XIV. Dove è dimostrato che sui ribaldi non si veglia mai abbastanza [201]
XV. Una triste novella [215]
XVI. La perla d'Occidente [234]
XVII. Nel quale si vedono operare i sortilegi di Abu Wefa [256]
XVIII. Dove si vede che la posta troppo alta confonde il giuocatore [272]
XIX. Che potrebbe intitolarsi il principio della fine [289]
XX. In cui si finisce una storia, promettendone un'altra [304]