— Io? ditemi il suo nome, vi prego.
— Un vostro congiunto, nato da vostra sorella Giulia e da Rustico di Caschifellone. Caffaro, — proseguì messer Guglielmo, volgendosi alla brigata di gentiluomini che lo aveva seguito sotto il vestibolo, — mostrate a vostro zio, e agli altri onorandissimi consoli, che Genova avrà quind'innanzi uno storico delle sue gesta, e uscito dalle file dei suoi migliori soldati.
CAPITOLO VII. La presentazione del primo annalista di Genova.
Le parole di messer Guglielmo Embriaco fecero inventar rosso come una fravola il viso d'un giovane, a mala pena ventenne, che era nella sua comitiva. Consideriamolo un tratto, mentre gli occhi di tutti gli astanti sono rivolti su di lui.
Il giovane vestiva come tutti gli uomini d'arme del suo tempo: camicia di maglia d'acciaio, che scendeva fino al ginocchio, e cappuccio, anch'esso di maglia, arrovesciato sugli omeri, perchè non aveva elmo, ma in quella vece una semplice berretta d'ormesino rosso, donde uscivano in lucide anella i capegli biondi, incoronando un viso più allungato che tondeggiante, ma così fresco e gentile, che sarebbe parso di fanciulla, se le guancie e il labbro superiore, coi primi peli morbidi ond'erano ornati, non avessero fatto alla bella prima una testimonianza contraria. Del resto, lo si poteva credere un guerriero, che avesse vergogna di mostrarsi tale in mezzo a tante facce d'uomini prodi, abbronzate dal sole dei campi di battaglia e fatte ruvide dalla vita sul mare, alla spruzzaglia dei marosi e al fischio dei venti; perchè, come l'elmo era messo da banda, così anche la maglia si teneva nascosta sotto una tunica di lana bianca, ornata sul petto di una modesta croce vermiglia.
All'invito di messer Guglielmo, accolto da lui come fosse un comando, il giovane uscì fuori dal gruppo, andando alla volta dei consoli.
Pagano si mosse incontro a lui e lo baciò su ambedue le guance; indi, tenendolo stretto fra le sue braccia e guardandolo amorevolmente negli occhi, gli disse:
— Eccoti qui, ragazzo mio! Sei partito fanciullo e torni uomo. Sarà felice tua madre, quando ti vedrà salir l'erta di Caschifellone!
— Ah, non sono a Genova, i miei? — chiese il giovane, leggermente turbato dalle ultime parole di suo zio.
— No, sono in Polcevera. Il castellano ha gli obblighi del suo ufficio, che passano avanti a ogni cosa.